TVLand – Virginia Raffaele e le sue maschere

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By Giuseppe Trapani
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TV

Scelta non facile ma coraggiosa per Virginia Raffaele passare al Nove (gruppo Discovery) con il suo Come quando fuori piove. Coraggiosa perché in questi anni in cui è “esplosa” in Rai – Facciamo che io ero su Rai2, ospite portante a Quelli che il calcio e partner irresistibile al Festival di Sanremo – le avrebbero potuto suggerire di rimanere sugli allori e godere di una certa rendita. E invece si è presa quella libertà che gli artisti di certa caratura possiedono, offrendo un programma notevole. Come quando fuori piove è una storia di quattro comiche umanità con altrettanti percorsi destinati a convergere. Un serial-on-the-road tanto pungente, grottesco ed esilarante quanto intelligente nel senso più autentico di lettura tra le cose, tre le righe quindi.

«Finora non avevo ancora sperimentato le serie tv e l’avere più tempo per far crescere e sviluppare i miei personaggi, cosa che non accade in uno sketch per ovvi motivi di tempo» ha dichiarato la Raffaele, contentissima della sua  nuova esperienza che la vede come una sorta di un mazzo di carte (cuori, quadri, fiori e picche) e per ogni “seme” nascono quattro personaggi: l’ansiosa e bipolare attrice Saveria, la bizzarra e cinica economista Gregoria, la sposina e arcigna Susanna e la fantozziana aspirante amica di Maria De Filippi Giorgiamaura. Personaggi che diventano la narrazione quadriforme dell’oggi. Una narrazione a modo di serial-comic dalla bellissima fotografia, ben confezionato e tutto retto dalla bravura di Virginia Raffaele, dalle sue smorfie, dal suo trasformismo talentuoso. Se ci pensate, rispetto ad altre attrici comiche, la Raffaele è la più pirandelliana, esiste se genera altri da se stessa (a volte imitando altre inventando nuovi caratteri) e in questo caso, sono nati 4 donne uniche e irresistibili.

Con questa potente prova, Virginia Raffaele ha dimostrato bravura e una buona dose di azzardo (gli ascolti infatti sono di nicchia) uscendo fuori dal mainstream autoreferenziale ma prendendosi spazi di scrittura e tempi di realizzazione delle sue maschere, più gustose tragiche e amabili di tante figurine trash disseminate in tv ogni giorno. In fondo, come lei stessa ha dichiarato: “L’ironia non è superficialità o il vedere le cose in modo poco serio, tutt’altro: vuol dire prendere in mano la situazione e farsi guidare dalla leggerezza, osservando le cose non in superficie ma dall’alto, in modo completo”.