TVLand – Entriamo nel tempo della total audience

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TV

Se fosse una battuta in un film sentiremmo dire: “Qui cambia tutto”. Parliamo della total audience che è in qualche modo una realtà di questi tempi ma nel 2020 andrà a regime. Essa è la riforma della rilevazione televisiva multi-screen (tv, smartphone, pc e tablet) dunque non più basata sulla fruizione classica da casa. E se fino a qualche anno fa la tv era a portata di-vano (soggiorno, cucina o camera da letto) adesso è sicuramente diventata a portata di mano allargandosi nello spazio e nel tempo. Un caso che ha fatto scuola di questo passaggio storico e tecnologico l’avevamo rintracciato nella discussione tra Rai e Mediaset a proposito degli ascolti assoluti (spettatori) e ascolti mirati  (relativi al target legato agli spot degli inserzionisti). Con la total audience a questo punto convergono tutte le innovazioni sia strumentali che di consumo di questi anni dei quali siamo più o meno consapevoli.

I numeri – per stare dentro alla situazione italiana – sono notevoli: nel nostro paese ci sono, già oggi, 112 milioni di schermi. Di questi solo poco più di 42 milioni sono televisori. Gli altri 70 milioni sono desktop e laptop, tablet e soprattutto smartphone pertanto la tv del presente-futuro è sempre più a portata di mano e non più un elettrodomestico quindi on demand (oltre il 90% del traffico è “non lineare”, ovvero successivo alla messa in onda live), potenzialmente in mobilità. Una tv oltretutto “frazionata” come la produzione di notizie. Una tv-stories potremmo dire realizzata in modalità “short form”, ovvero produzioni brevi, piuttosto che delle infinite serate cui la tv tradizionale ci ha abituato. Questa frammentazione cambia radicalmente l’auditel affiancando al classico “campione” di schermi accesi tutti gli altri device e quindi gli editori e le reti dovranno lottare per conquistare copertura su più fronti. 

Ho sentito a più riprese condanne sul tempo passato ma ci sono momenti nei quali bisogna sentirsi pronti all’evoluzione: neanche un decennio fa ci siamo affascinati per la social-tv (era di nicchia ma tanto divertente, underground, ironica e dissacrante), poi dilagata negli ultimi anni capace o di  resuscitare mummie catodiche come il Festival di Sanremo o di far diventare trending l’ipertrash di matrimoni inesistenti. Giustamente i media vogliono rilevare per poi contendersi tutto il mercato e cambiano i sistemi di analisi dei dati. Quali saranno le conseguenze nel mondo della tv? 

Ne vedremo delle belle,ma nel frattempo… buona estate!