TVLand – Photoshow: dalle foto al racconto di una sfida

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By Giuseppe Trapani
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TV

Siamo l’esercito del “selfie”/ di chi si abbronza con l’iPhone – recita una hit di quasi due estati fa. Si assottiglia sempre più il tasso di parola mentre l’immagine tappezza la nostra mente, quasi come un ossessione dei tempi attuali.

Già nel titolo, il programma Photoshow ci consegna un cambiamento di passo (e non introduco elementi di giudizio morale) di narrazione televisiva: accanto al talk ci sta il “photo” ma sempre e comunque uno show, l’ostensione di volti e maschere che dicono e non dicono, mostrano e nascondono. Ogni singola puntata è caratterizzata da un tema diverso e, attraverso la mostra e il commento di alcune immagini, verranno raccontate molte vicende e fenomeni sociali che hanno maggiormente colpito l’opinione pubblica. Alberto Matano con i suoi ospiti costruisce così un dibattito sulle immagini, ciascuna offre una rivelazione (dall’originale greco apokálypsis cioè togliere e rimettere un velo alla realtà) come del resto aveva fatto Bonolis con l’intervista per icone e senza domande nel suo “senso della vita”.

Ne viene fuori un late show gradevole che vive immagini sulle quali – commenta ironico lo stesso Matano – molti ci campano per lavoro o per diletto; e le foto sono la materia prima delle interazioni tra utenti sui social e pertanto sono il mezzo per costruirci su una potenziale riflessione. Il programma – dedicato al cambiamento dei tempi, a come eravamo e come siamo diventati – viaggia sulle corde del pop, strizza gli occhi alla forza e all’effimero delle reti sociali e demitizza (non si sa quanto inconsapevolmente) il tasso di narcisismo della nostra società e di buona parte del mondo della televisione. Alberto Matano – anchorman del TG1 – è a suo agio anche nella conduzione non istituzionale, dirige con eleganza e autoironia, possiede un atteggiamento inclusivo e sa gestire quando serve ospiti forti come Pippo Baudo o Mara Venier che non stanno mai fermi.

Quel che mi colpisce di questi mesi è lo sforzo sperimentale di Rai 3 che – se ci pensate – è sempre stata la mission editoriale della rete. Dopo aver ceduto lo scettro dello sforzo creativo alla Rai 2 di Ilaria Dallatana (ma non proseguito dall’attuale direzione nelle ultime settimane) adesso proprio Rai 3 ha ripreso a sperimentare, trovare nuovi programmi senza smarrire la sua vocazione al racconto della memoria del passato e del presente. In questo senso piace il lavoro del neo direttore di Rai 3 Stefano Coletta. In questo modo la terza rete ha riscoperto il suo know how ideativo e di offerta del palinsesto al netto di certi titoli fin troppo didascalici e non particolarmente eccitanti. E tuttavia – provo ad immaginarmelo – nei corridoi di Rai 3 si lavora con leggerezza pensosa (direbbe Calvino) senza ansia da ascolti con un occhio al giusto incastro dei programmi. Insomma Rai3 ha molte frecce(ro) al proprio arco…