TVLand – Pamela Prati: siamo nell’ultra trash

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By Giuseppe Trapani
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TV

Viene considerato – pensate in che stato siamo messi – come il caso mediatico dell’anno e mi riferisco alle finte nozze di Pamela Prati. L’elemento più inquietante di tutta questa vicenda è lo sconforto di trattare una non-notizia, una cosa che non c’è e pertanto – secondo la logica naturale delle cose – non degna di tempo televisivo.

Invece, contrariamente al senso comune, si cavalca un vuoto esistenziale per riempirlo con altri vuoti il tutto incartando lo spettatore con ore di programmi prodotti da Mediaset (e fin qui…) ma con echi persino in Rai (un motivo in più per fare un check a Storie Italiane con Eleonora Daniele e contestare il canone pagato dai cittadini). Ora – per carità – nessun moralismo sopratutto parlando di televisione ma se vi è stato un tempo in cui si storceva il naso per una rissa durante un talk, un processo con comparse a Forum, un embolo di nervi venuto a Tina Cipollari (il tutto blobbato come nuovi mostri su Striscia La Notizia) adesso si rimane interdetti per l’allungamento di un brodo nato già insipido.

Si è passati dal pericolo della deriva autoritaria al vero naufragio autoriale come se scrivere per la televisione sia oramai diventato un un dopolavoro tra un like e una diretta social, appiattendo tutte le figure retoriche della narrazione anche quando essa si nutre di un di morbosità oppure viaggia sulle corde del paradosso, dell’iperbole. La non-storia di Pamela Prati (in un circuito televisivo serio) sarebbe durato giusto il tempo di una bufala detta e poi smascherata in cui i protagonisti sarebbero scomparsi o meglio esiliati dal piccolo schermo per diversi anni luce. E invece ci meritiamo – proprio in questo specifico tempo nel quale sale progressivamente il tasso di analfabetismo funzionale – che il nulla si sovrapponga ad altro nulla purché si veda anche se non si comprende. Tutto questo squallore in gergo si chiama “trash” ma il concetto di cestino si lega a qualcosa di fisico da gettare. Siamo andati oltre poiché non hai nulla in mano, il che aumenta tanta di quella tristezza che vorresti fuggire verso altri campi. Ma che dico campi…. prati!