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By Giuseppe Trapani
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TV

Testa o croce, come nelle migliori battaglie della vita, come un referendum senz’appello. Ditelo come volete ma è questo il claim del programma Ora o Mai più che Amadeus si accinge a condurre su Rai1 e che prende il via dal prossimo 8 giugno in prima serata.  La novità della trasmissione – e a mio avviso un punto qualificante – sta proprio nel suo essere (lo dico senza ironia) una sorta di centro per l’impiego 2.0 andando non solamente oltre il talent musicale (XFactor, Amici o The Voice) e sopratutto oltre il vintage di questi anni (sto pensando a Tale e quale).

Il meccanismo prevede infatti una gara tra ex cantanti di successo (meteore del pentagramma)  ai quali viene offerto un contratto discografico, una resurrezione dalle ceneri del loro oblio, legati da un successo improvviso e di medio respiro ma poi dilapidato per motivi vari. In gara scenderanno Marco Armani, Alessandro Canino, Massimo Di Cataldo, i Jalisse, Lisa, Donatella Milani, Valeria Rossi e Stefano Sani. A guidarli e proteggerli (come in altri programmi di genere) altrettanti coach, cui spetta anche l’onore e l’onere del voto.

Al centro del format – dicono in Rai –  la musica italiana e una vera e propria gara tra gli otto protagonisti, assistiti e al contempo giudicati da altrettante icone della musica leggera del nostro Paese, cantanti in auge che li sostengono, li indirizzano, li coinvolgono in una nuova avventura all’insegna del successo. Gli otto “maestri” sono chiamati non solo a supportare i cantanti in gara, a dare loro indicazioni e suggerimenti e ad affiancarli nell’interpretazione di inediti duetti dei loro successi, ma anche a valutare le loro performance esprimendo il proprio giudizio. Alla valutazione dei Maestri si aggiunge la valutazione di 100 appassionati di musica presenti tra il pubblico. Dalla lista dei cosiddetti coach (penso ad alcuni)  si rimane un po’ perplessi ma ci sarà tempo per vedere se alcuni meccanismi funzionano. Rimane – sulla carta- interessante questo modo della televisione di proporsi come propulsore di rinnovato successo.

E poi devo fare una confessione per deformazione anagrafica: per un nostalgico come me degli anni 80/90 ci sarà da divertirsi e fare un tuffo nel passato guardando a fenomenologie di fandom estranee ai millennials. Erano anni del walkman, delle audio cassette (i cd costavano cari…) che si compravano con la fatica della paghetta mensile eppure regalavano l’ascolto del proprio cantante preferito in modo intimo, meno immediato e downloadato di adesso. E sarà davvero interessante mettere alla prova questi cantanti con i suoni di oggi e le mutazioni di gusto mainstream degli ultimi anni. Riuscirà la loro stella a far riesplodere tutta la luce sopita negli anni?