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By Giuseppe Trapani
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TV

“Da una lacrima sul viso/ ho capito molte cose” si cantava decenni fa. Mentre guardando Il miracolo di Niccolò Ammaniti, serial prodotto da Sky, quelle lacrime sul viso di una madonnina, dalle quali sgorga un fiume ininterrotto di sangue, non aprono alla soluzione del mistero ma piuttosto chiudono lo sguardo, offuscano la mente e ri-velano (cioè letteralmente rimettono il velo) un’umanità tormentata e sempre alla ricerca di un senso. In altre parole, la madonnina sta lì, immobile eterna e nondimeno discreta oltre che impalpabile. Ad agitarsi sono i comuni mortali, esistenze dantesche il cui sguardo lambisce un non-so-ché di eterno e inafferrabile.

Il Miracolo è una serie originale Sky prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside, in co-produzione con Arte France e Kwaï. Niccolò Ammaniti firma la sceneggiatura della serie con Francesca Manieri, Francesca Marciano e Stefano Bises e la regia con Francesco Munzi e Lucio Pellegrini. La storia inizia con la lacrimazione di sangue di una madonna presso la casa di un boss della ‘ndrangheta. Da questo starter, parte un movimento centripeto che attira tutti i protagonisti verso questo santuario delle coscienze (la piscina vuota che si riempie di sangue-lacrime), metafora di un luogo solitamente inaccessibile agli altri (le profondità dell’animo umano) ma non per lo scrittore Ammaniti, al suo esordio nella serialità televisiva. Il quale – da regista – ha dichiarato tutto il suo desiderio di metterci quanta immaginazione possibile.

Il nostro Paese – almeno nella trama – è a un passo da grandi cambiamenti (uscire o no dalla Unione Europea) e queste lacrime (di gioia o di deprecazione si vedrà alla fine) sconvolgeranno chiunque le guardi e le contempli. Vi sono tutti gli elementi del mystic-drama con molti punti interrogativi e poche certezze. Per quanto scontata e prevedibile in questo contesto, serviva una direzione delle fotografia decisamente caravaggesca con le sue penombre e i suoi chiaroscuri capace di coinvolgere lo spettatore magari distraendolo da certi momenti nei quali la recitazione è di maniera. A volte ti sembra di vedere un po’ Twin Peaks o un po’ Suburra ma ci serve come ammonimento spirituale e catartico nel senso che basta un filo di luce per capire quanto buio abita dentro di noi.

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