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By Giuseppe Trapani
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TV

Erano i lontani anni 90, tempi così lontani da noi che chi vi scrive si sente più che un critico un dinosauro ma tant’è. Anche in questo caso – col dovuto distacco – bisogna fare un po’ di storia e tratteggiare una riflessione sull’estetica di quei serial – importati dagli Usa soprattutto da Italia 1 – che vengono ascritti alla first golden age della serialità televisiva italiana.

Luke Perry è stato un’icona di quegli anni nei quali alla visione di un episodio di Beverly Hills 90210 (seguito in palinsesto da Melrose Place) seguiva tutto un fandom che era “social” non nel senso dei network digitali che conosciamo. E non per questo secondario, anzi. Perry e il suo personaggio Dylan nella serie è stato il James Dean redivivo di quel decennio, il bello e dannato della storia e l’anti-tipo del bravo Brandon Walsh con il quale dà il via al fortunato telefilm Fox prodotto da Aaron Spelling e Darren Star.

Le reti berlusconiane – editandole in italiano – fecero fare al pubblico nostrano un altro salto sociologico assieme all’operazione di altro tipo fatta con le soap e le telenovelas su Rete 4. E si diede compimento alla targetizzazione dei canali incoronando Italia 1 a rete young della tv italiana. Un’operazione di grande successo anche con le produzioni italiane (I ragazzi della 3C, Classe di ferro, College) e quelle americane (Baywatch, X Files e appunto Beverly Hills e Melrose Place). Nello specifico, Luke Perry e gli altri personaggi della serie ci hanno offerto un affresco up and down della gioventù americana anch’essa (a tutt’oggi) divisa per censo, allorquando la medio-bassa borghesia trasferita nella ricca Los Angeles si caccia nei guai, si innamora senza distinzioni di reddito. In questa identificazione fortissima, Luke Perry divenne il personaggio più discusso, contraddittorio e per questi motivi amato dalle under 20 di quel decennio. Un ruolo per lo storytelling perfetto: rampollo di una famiglia miliardaria, ha problemi con l’alcol e con la famiglia stessa e un atteggiamento da duro dietro al quale si nasconde un’anima fragile e gentile. Bel tenebroso, ama la poesia, la musica, i film d’epoca, è sensibile al fascino femminile e ricambiato con altrettanto “amore” (non si conta il fatturato del merchandising delle riviste teen di quegli anni, poster e magneti nelle stanze, adesivi sugli scooter, etc.) dalle fan di mezzo mondo, Italia inclusa. Perry è un idolo dei teenager, la serie viene considerata ancora oggi un cult degli anni 90. Le sue love story con Kelly Taylor, la biondina spocchiosa, e la bruna Brenda Walsh vengono vissute come uno scontro epocale che divise il pubblico femminile in tifoserie da stadio.

Per noi – maschietti con il filo di barba al liceo – la pazienza di vedere il dopo-telefilm al mercoledì mattina con lo scontro tutto interno alla classe tra le compagne alla Kelly e quelle pro-Brenda, sfigate contro snob, divise sul parrucco o il colore della gonna ma tutte cotte del bello e maledetto Dylan. Perché non è amore se non è un po’ morte.

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