TVLand – All Together Now: il tutto con il troppo intorno

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TV

Le lacrime di Mietta (trottolino amoroso dudu daddadà…), la grinta manierista di Michelle Hunzicker in total white, il suo partner in crime J-Ax (perché si parla di crimine? Inconsapevole coda di paglia?), e tantissimo altro nel tanto-troppo che è All Together Now. il nuovo programma musicale di Canale 5 che prova a dare un colpo di reni alla stagione modesta dell’ammiraglia Mediaset e alle critiche di questi mesi, non ultima quella di avere una sorta di anemia autoriale, un deficit di ideazione e scrittura. Si continua a leggere che i palinsesti Mediaset, salvo rare eccezioni costituite da alcuni programmi storici che resistono, sono interamente basati su reality capaci di suscitare imbarazzo per interposta persona, costruiti sull’unica idea di avvicinare la pagliuzza alla fiamma sperando prenda fuoco. Una rissa, un paio di corna, una bestemmia: e giù di polemica su cui costruire il palinsesto della settimana successiva, ovviamente sempre “chiedendo scusa”, come se si trattasse di un episodio inaspettato e non di una strategia premeditata dall’inizio (emblematico il caso di Riccardo Fogli-Fabrizio Corona).

Tornando alla nuova proposta in questione, All Together Now parte da un’idea a monte della BBC e poi finisce a valle con un una miriade di elementi ricavati da altre cose già viste, prese a loro volta da altrettanti generi. Nello specifico, diversi concorrenti provano a farsi giudicare positivamente da la metà più uno dei giudici con la forza della propria voce, l’interpretazione e lo stare sul palco. Ma il risultato è un gradevole polpettone in cui si distinguono i seguenti ingredienti. C’è anzitutto del talent in salsa adventure, poiché superare 100 giudici è una sfida impari persino per il più grintoso e borioso dei narcisi il quale mentre canta non solo cerca il successo dopo anni di sogni ma deve convincere con fatica l’addizione Zanicchi, Le Donatella, il vocal coach Genise e i Boomdabash. Un po’ contorto, no?

C’è qualcosa di X Factor o the Voice ma limitatamente all’effetto sonoro mentre il concorrente sale sul palco. Per il resto nulla. C’è del Tale e quale (in salsa gioco nel 9 con Gerry Scotti ): attraverso la scenografia disco, i led freddi ma stellati, i vip che si agitano per farsi inquadrare (i non-vip che parlano più forte per ribadire al vip di essere un po vip anch’egli) e il logo della trasmissione vintage anni 80 ci dicono la voglia di creatività ed eccentricità che fece la fortuna della triade televisiva nei tempi Fininvest. Appunto parliamo di vent’anni fa. C’è poi della diade D’Urso-De Filippi nella trasmissione, come di due spettri aleggianti a Mediaset sempre e comunque rintracciabile nella storia popular extreme, il cantare come riscatto sociale (mai che uno canti per distillato di passione senza infilarci la casa da comprare ai genitori), l’inevitabile lite condominiale sul look dei partecipanti, cantare in modalità metal-punk La notte vola di Lorella Cuccarini.

Quindi, All Together Now è piaciuto ma con molti dubbi in quanto non sembra aver ottimizzato l’idea centrale del format per affidarsi invece ad una giuria che preferisce la battuta forzata e il pettegolezzo spicciolo che alla lunga plastifica il tutto. Insomma, il game-talent-people-talk-crime show di Canale 5 ha avuto ascolti confortanti, potrebbe fare meglio ma alla prima – ripartendo dalle mani avanti di Michelle Hunzicker – si è consumato un piccolissimo seppur simbolico crimine nei confronti della pazienza ossia l’espiazione di ascoltare le insopportabili metafore di J-Ax.