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TV

La televisione è tante cose e – fra queste – la sua scenografia e i suoi arredi. Ecco perché parafrasando una battuta già detta, possiamo dire “dimmi come arredi e ti dirò chi sei”.

Col cambiare dei tempi (sociali) cambiano gli arredi anche nella nostra tv e in questa tendenza, analogamente alla musica, vi sono le variazioni sul tema. Ad ogni modo, vi è stato il tempo delle poltrone (Maurizio Costanzo nel suo show e Bruno Vespa nel suo Porta a Porta) mentre a Rai3 Serena Dandini (e prima di lei Catherine Spaak nel suo Harem o anche Luciano Rispoli e Melba Ruffo a Telemontecarlo) ci tenevano alla comodità ospitando su morbidi divani e sofà.

Erano gli anni nei quali si sentiva ancora l’effimera ebbrezza dell’edonismo anni 80-90 e che avrebbero lasciato spazio alla cruda precarietà economica e sociale. Ed ecco – oggi – la crisi del Paese impone di schiodarsi e richiede una postura “dialettica e vigilante” poiché – dicono i latini – tempus irreparabile fugit cioè scappa via e chi dorme non piglia pesci. E ciò che era per eccellenza di pertinenza dell’informazione (star seduti a mezzobusto) si è trasferito anche nel genere dell’intrattenimento: ecco allora i tavoli televisivi, lo specchio di un paese in cui si ha continuamente il bisogno di discutere, dibattere, convincersi o convincere, oppure capire e concordare opposte convinzioni.

Il nostro palinsesto è perciò un salone da tavolo di varia misura e design: E se nei talk di informazione è un must have, nell’entertaiment è di tendenza per l’appunto. C’è quello semicircolare da ultima cena leonardesca di Fabio Fazio il quale lancia la palla agli ospiti per la chiacchiera a random tra una promozione e le prevedibilità del duo Frassica-Marzullo; ma poi c’è Alessandro Cattelan che su SkyUno ammicca indubbiamente al David Letterman Show con la differenza che spesso gli ospiti italiani non stanno al gioco a meno che non debbano promuoversi in qualcosa.

Vero è che in molti (troppi?) programmi si sta a tavola mangiando (food show), ma è al tavolo delle trattative (il talk) che si giocano i destini di molte trasmissioni come a voler da un lato esprimere la precarietà del tempo e la sua esasperata provvisorietà; e dall’altro e di conseguenza si fa fatica a star comodi e capaci di affrontare la complessità. Ciò detto la vera sinergia si ottiene con gli ospiti giusti, autoironici, generosi, quei pochi – insomma –  che si siedono al tavolo con le carte in mano… e che se la giocano.

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