TVLand: dal libro del profeta Adrian (Celentano)

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TV

Consegnarsi definitivamente all’immortalità diventando una graphic novel. Questo è lo scopo di Adrian, romanzo a fumetti disegnato da Milo Manara con protagonista Celentano: un progetto passato dalla carta al piccolo schermo e diventato – come era prevedibile – un polverone ancor prima della messa in onda. Dapprima il mistero delle non prove, i mugugni sottovoce dei co-conduttori (Teocoli e Hunziker), poi le prime due serate altalenanti negli ascolti e sempre in modalità esoterica (solo corpo senza voce e viceversa ma pur sempre pagato). Articolata in nove serate, la storia è ambientata nel 2068, in un futuro distopico dove un potere corrotto, che con l’inganno costringe il suo popolo ad una grigia omologazione, verrà combattuto da un semplice orologiaio (Adrian) mosso da ideali di libertà e bellezza. Nella serie ci sono tutti i riferimenti più cari a Celentano, dalla via Gluck ai temi dell’ambiente, della politica, del consumismo sfrenato, della lotta contro la violenza sulle donne.

Celentano – ben prima del suo cartone animato – non è più umano da anni: è puro spirito, è anti-televisivo per definizione (bere e andarsene magari passando attraverso le porte chiuse) e tuttavia si intestardisce a farlo probabilmente perché desidera – penserà lui – fare spettacolo nel senso latino del termine permettendo a noi di guardarci allo specchio (da speculum) e rileggere la nostra anima immonda, il senso dei nostri opportunismi. In forza di questa missione predicatoria a lui tutto è perdonato mentre a noi tutto è recriminato. Però intanto – al momento dell’uscita del pezzo siamo alla  seconda delle nove puntate previste – Celentano ha accennato a qualche passo sul palco. “Io gli ho detto che potevo esserci o non esserci – ha continuato – che poi è quello che sta succedendo adesso”. Frassica, nei panni del frate, ha risposto: “Io non posso assolverti, sono un prete Rai, ci vuole un prete Mediaset”. Dopodiché è arrivato il momento della pausa. “Ma è ancora qua?” si è chiesto Giovanni Storti (ex di Aldo, Giovanni e Giacomo), tra gli ospiti della puntata. “Questo se parla, ci sparano”. “Prende pure un sacco di soldi di Siae, perché ‘sta pausa qua l’ha scritta lui”, fa notare Balasso. I due fingono imbarazzo e giocano a dialogare con il pubblico. Celentano, impassibile, dopo qualche minuto saluta brandendo il giornale e se ne va, tra lampi e tuoni…

Tutto quello visto finora è costato – secondo i rumors – circa 20 milioni (quindi più di Sanremo ) e – giustamente – al direttore di rete Giancarlo Scheri tocca difendere il progetto. “Trovo che Adrian sia un capolavoro”. Contento lui…