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TV

Perché lanciare una delle tante app per farti un’idea dell’albergo in cui pernottare quando puoi guardare Bruno Barbieri? Il nostro chef – stellare di suo – è in giro per l’Italia con 4 Hotel mettendo in competizione le strutture alberghiere italiane e confrontandole con le rigide esigenze del manuale del perfetto hôtellerie. Un test superato il quale – a mio avviso – gli stessi albergatori hanno poi bisogno di prendersi una vacanza… I concorrenti saranno colleghi e avversari allo stesso tempo e trascorreranno un giorno e una notte nei reciproci alberghi. Fatto il check-in, lo chef stellato sperimenterà in prima persona l’accoglienza, lo stile, la pulizia, i servizi degli hotel e più in generale l’ospitalità di ciascun albergatore. A colazione, dopo il check-out, i concorrenti si giudicheranno l’un l’altro. I punti presi insieme a quelli assegnati dal Barbieri, decretano il vincitore della puntata.

Il programma – fratello gemello dedicato ai ristoratori di Alessandro Borghese – segue un fortunato format il cui scopo duplice è quello che gli antichi sintetizzavano nella locuzione ad maiora che significa “continua sempre ma fai sempre meglio”. Certo trovarsi come cliente uno come Bruno Barbieri non è facile poiché – si sa – il diavolo si annida nei dettagli ma con lui i dettagli sono tutto e diventano il pretesto per creare un quarantotto come quando, nello scenario delle Dolomiti, nella stanza del Barbieri mancava un set di cortesia (cioè quel corredo di prodotti da bagno così orrendo che nessuno ha mai osato utilizzare). E tuttavia come giusto che fosse l’implacabile Barbieri-Rottermeier sferza caustico e laconico “ci deve essere in un 4 stelle”.

Ad ogni modo questi programmi sono terapeutici per chi li fa più per chi li vede: al netto del pubblico che continua a fare scelte a misura delle proprie tasche, di buono è che al passaggio di Barbieri (o Cannavacciuolo, o Borghese insomma) le locande si ristrutturano, gli hotel mettono il wifi, le moquette lasciano lo spazio al parquet, le lenzuola vengono cambiate senza peli. È una tv dell’incentivo, uno stimolo alla crescita, un correggersi per progredire, un modo per azzardare a farsi lo shampoo con quei prodotti che non piacciono a Barbieri ma che ci devono essere. Punto.