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By Giuseppe Trapani
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TV

In fondo Sanremo è un festival tele-visivamente innocuo, a tratti ingenuo e raggiunge nella sua scrittura punte di surrealismo e anacronismo che ci lascia sovente a bocca aperta come quando osservi l’attuale offerta politica (ma non voglio divagare). E tuttavia, al netto di apparenti sussulti di vitalità lo show in quanto tale è più un’altra dimensione, una cinque giorni di estasi televisiva, un aldilà nel quale noi terrestri ci addentriamo annualmente con perverso masochismo.

Per questi motivi non sembri eccessiva una sorta di fenomenologia degli italiani durante Sanremo: le pagelle dei critici, le palette dei gruppi over 40 sul divano con le pizze, i testi imperdibili pubblicati su Sorrisi e Canzoni o i link ai siti per capire i versi di chi canta. E poi gli inevitabili commenti sui social, i meme e le gif del Festival, il ritornello sotto la doccia (ahinoi in estinzione), i pollici alti o bassi sugli outfit dei protagonisti. Una liturgia che resiste come il granito, una sagra che fa tornare al paese della profonda provincia italiana i sui figli e nipoti dall’estero. E da questo abbozzo comprendi come il Festival vada protetto dagli assalti del nuovismo a tutti costi e dell’azzeramento di ogni file dall’hard disk della memoria nazional popolare. Sanremo quindi è come la donna della seconda strofa della canzone teorema di Marco Ferradini in cui leggo:

Prendi una donna/trattala male
Dosa bene amore e crudeltà
Cerca di essere un tenero amante
Ma fuori del letto nessuna pietà…

Come per dire che esplicitamente non lo guarderebbe nessuno ma nel profondo nessuno vuole essere tagliato fuori dal cazzeggio ma desidera a tutti costi commentare, embeddare, condividere, fare massa acritica. Tutto questo poiché amiamo Sanremo nonostante Sanremo e quel suo essere – al netto del discorso musicale – una necropoli sommersa da latri strati di luci, e laser, paillettes, lustrini, conduzioni o direzioni artistiche. Una narrazione che se ne infischia del tempo che scorre, che sembra muoversi ma sta ferma e paralizza tutti, qualsiasi cosa accada e non temendo gli avversari. Con il Festival si abbassano le difese intellettuali e dunque contenti noi – contenti tutti anche davanti al nonsense. A questo punto, più sovranisti di così… what else?

Annotazione personale: chi vi scrive ha persino rinunciato a Chi l’ha visto e prometto di vederlo su RaiPlay, il che è tutto un dire.

Ph: Getty Images

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