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TV

Lo strano caso di Sanremo Giovani va studiato con un certo interesse. Parliamo delle due serate dove si consuma l’ex girone delle nuove proposte diventato un talent musicale geneticamente modificato, fatto di due “special time” contrariamente a XFactor o Amici. E questa forma di “estraneità” si è sentita anzitutto negli ascolti osservando come il programma condotto dalla strana coppia Baudo-Rovazzi abbia perso contro Raoul Bova e l’episodio di Ultimo su canale 5 e già questo la dice moltissimo. Ci sono alcune sottolineature che saltano agli occhi: in primo luogo Sanremo Giovani è un format interruptus, una trasmissione tormentata e irrisolta. Da una parte non è un talent in senso stretto come gli altri , e dall’altra vive costantemente nel cono d’ombra del festivalone quello vero e proprio. Questo inevitabile “complesso di inferiorità” azzoppa la scrittura e la produzione sin dal principio e ne percepisci il pressapochismo, il tanto per farlo accanto a un hashtag che fa social di maniera, insomma un riempitivo per arrivare alle cinque giornate del Festival. Ciò detto il risultato è sempre dopolavorista, sottotono, volutamente sottostimato, come sgranare preghiere senza senso prima della messa solenne e cantata del festival, quella dove investi tutti i quattrini.

La coppia Baudo-Rovazzi è piacevole per quell’idea vincente dell’alchimia degli opposti (come fu per Mike Bongiorno e Fiorello) e per l’incontro delle generazioni e delle conduzioni. La tradizione e l’innovazione a quel punto si spalleggiano a vicenda e il programma risulta sì prevedibile ma godibile. Tuttavia, Baudo e Rovazzi sono andati a comandare ma non potevano fare di meglio rispetto al menù solito dove il tavolo dei giudici non può mancare (ci si sgomita oramai a salire in cattedra?), poi ancora la clip di presentazione, la regia uguale ai programmi di Carlo Conti, gli infiniti grazie e gli aforismi di quanto “faccio musica da quando ho sette anni”. Tutta questa inquietudine avrà talmente smosso il pubblico da fargli preferire Ultimo con Bova e si sommano le inquietudini. Tuttavia mancano poche ore e gli studi si svuoteranno, si sbaracca tutto per fare spazio ai concerti tradizionali, al film Una poltrona per due, al circo su Rai3 e ai documentari di magazzino. In tv si spengono le idee in attesa del 2019 (per cui auguri).

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