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By Giuseppe Trapani
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TV

Si può dire che a capeggiare il branco de Le Iene vi sta una leonessa di nome Nadia Toffa, diventata senza averlo chiesto e a sua insaputa trending topic mondiale sui social mesi fa per un malore che ha cambiato la sua esistenza. C’è chi parla di una sovrapposizione di piani e in effetti Le Iene e la Toffa vivono quasi una sorta di osmosi esistenziale dentro cui – possiamo dire – si mescolano la vita e l’apparizione, ossia il privato e il pubblico senza soluzioni di continuità.

Si sa, nessuno l’aveva previsto poiché la fragilità della malattia arriva senza chiedere il permesso; e tuttavia la caparbietà e la pervicacia della Toffa unita alla sua travolgente empatia con il pubblico hanno consolidato un rapporto unico con chi guarda la trasmissione. E di conseguenza il programma custodisce gelosamente questo frammento di vita privata, ne condivide i risvolti con il pubblico sempre con grande equilibrio. Giorni fa Nicola Savino ha provato a tranquillizzare il pubblico (“sta riposando…”) anche se a ogni puntata delle Iene corrisponde un capitolo del racconto della lotta alla malattia della Toffa. Una storia dentro la storia e che appassiona un pubblico già solido nei confronti dell’approfondimento pop-giornalistico di Italia 1.

Di una cosa comunque mi convinco in questi mesi: il programma ha in qualche modo modificato – grazie a ciò che ha vissuto la Toffa (ritengo io) – traiettoria, prendendo le distanze da precedenti e intemerate prese di posizioni come ad esempio l’aver tenuto acceso il riflettore sulla pseudo cura Stamina, rettificando quindi la linea editoriale. Si può dire in qualche maniera che il programma Le Iene ha vissuto un prima e un dopo la vicenda Nadia Toffa, con una inversione quasi a U del sottotesto giornalistico rispetto alle passate stagioni. Me lo conferma il servizio di Silvio Schembri a proposito del chirurgo estetico Alba Veronica Puddu, dottoressa che sconsiglia la chemioterapia e le altre terapie ufficiali contro i tumori, finita poi sotto inchiesta e da poco sospesa dalla professione medica.

Ma – intendiamoci – ciò non significa che la trasmissione si è convertita solamente per ragioni “affettive”. È avvenuto quello che in gergo si dice eterogenesi dei fini ovvero si arriva da un’azione a conseguenze non intenzionali ma significative, per cui adesso il programma Le Iene – anche grazie alla loro leonessa Nadia – quando affronta vicende legate sopratutto all’universo della malattia si guarda bene da dare il sospetto di un credito a teorie di medicina alternativa ma piuttosto verifica scrupolosamente dati oggettivi e inconfutabili.