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By Giuseppe Trapani
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TV

Scalpitavano negli archivi in attesa che a Mediaset si decidessero a ritrasmetterli. Parliamo delle serie animate anni ’80 che per il nostro Paese – sopratutto grazie alle reti del Biscione – rappresentano una svolta pop di quella che era la tv dei ragazzi fino a quel momento. Mi è bastato risentire – prima di andare al lavoro – la sigla dell’Incantevole Creamy perché ritornasse in me sia il ricordo di bambino (erano gli anni miei) che la convinzione che quella fu davvero la golden age del cartone animato nel nostro Paese. Serie come l’Incantevole Creamy, Georgie, Holly e Benji, Occhi di gatto, Memole Mila e Shiro fecero la fortuna di generazioni cresciute a pane, anime e una Cristina D’Avena in forma musicale strepitosa.

I cartoni animati erano un appuntamento fisso ogni pomeriggio, scandivano le nostre giornate da bambini e davano dipendenza, un po’ come fanno oggi le serie tv. Capolavori come Holly e Benji o Mila e Shiro, in cui le partite duravano almeno quattro o cinque puntate. Un po’ come per Beautiful, potevi permetterti di perdere un episodio che tanto tutto rimaneva com’era. O piccoli spaccati di cultura generale rivisitata come Pollon, che ha dato a tutti noi le basi della mitologia greca.

Visti con il senso critico adulto (spero) queste erano serie che avevano soggetti in cui c’era una scrittura da adulti (magia, trasformismo dei corpi, relazioni complicate) ma che i bambini declinavano con la loro arma più disarmante: la fantasia ingenua. Roba per cui la sigla prima di tutto, la storia magica per poi comprare l’album di figurine, la parola magica delle bimbe con tanto di bacchetta e la rovesciata del campione da fare per imitarlo nei campi di calcio. Roba da perfetto target centrato che a suo tempo colpì la Rai quasi al cuore e che le impose di correre ai ripari (i vari Big, Fresco Fresco e Solletico) ma era troppo tardi perché Berlusconi (non politico) era un genio nel capire come scatenare l’apocalisse del duopolio televisivo sopratutto sul piano della contrapposizione. Quindi addio cartoni troppo bidimensionali e prevedibili. Diamoci di magia, di bimbe femmine e cantanti, di paillettes e campionesse. E vinse a mani basse.

Nello specifico, l’Incantevole Creamy – 魔法の天使クリィミーマミ –  racconta la storia di una bambina di dieci anni, Yu, che riceve in regalo da un folletto alieno un medaglione magico che le consente di trasformarsi in una bellissima ragazza di sedici anni, Creamy. Immediatamente notata da un produttore discografico, diventa una stella della musica pop e si ritrova a vivere una doppia vita, ma non può rivelare a nessuno la sua vera identità o perderà i poteri magici.

Da anni per quei rinculi vintage che piacciono a noi quarantenni e ci fanno sentire veterani della tv, si chiedeva insistentemente a Mediaset di tirare fuori di loro magazzini questi cartoni, decisamente migliori di tanti sottoprodotti degli ultimi anni; così da riproporre Creamy e le altre serie, entrate – senza timore di smentita – nella categoria del cult. Ebbene, a Italia 1 ci hanno ascoltato: caffè, sigla cartoni e il resto ai nostri bambini.

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