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TV

La prima serata dei principali canali tv italiani è perlopiù destinata alla fiction. Questo anglicismo, coniato nel nostro paese e entrato ormai nel parlato di tutti i giorni, riassume genericamente serie tv, miniserie, tv movie, telenovela e così via. Rai e Mediaset investono nella fiction milioni di euro ogni anno e l’apprezzamento da parte del pubblico è sempre più alto. Ma ogni cinque anni circa le richieste del pubblico cambiano: vuoi perché la cronaca mondiale ci sensibilizza su nuovi temi, vuoi perché cambia il nostro modo di vivere. E da quando è nato Rai 1 nel 1954 ad oggi, la fiction ha avuto una evoluzione radicale.

Innanzitutto, quando nacque la tv italiana c’era un solo canale. Nessuna concorrenza significava avere carta bianca sui programmi da proporre. In quel momento l’esigenza principale del nostro paese era innalzare il livello culturale medio e perciò nel primo ventennio la Rai si dedicò alla realizzazione di adattamenti da opere letterarie. All’inizio le trasmissioni erano vere e proprie riprese dai palchi dei teatri. In seguito nacquero gli sceneggiati o teleromanzi, un prodotto made in Italy che è tutt’ora la bandiera della Rai. Il Giornalino di Gian Burrasca con Rita Pavone (1964) è stato il collegamento tra teatro e sceneggiato. Tra i teleromanzi più famosi ricordiamo I Promessi Sposi di Sandro Bolchi con Paola Pitagora e Nino Castelnuovo (1964), La Freccia Nera di Anton Giulio Majano con Loretta Goggi e Aldo Reggiani (1968) e l’Odissea di Franco Rossi con Bekim Fehmiu e Irene Papas (1968). Nello stesso periodo nascevano i gialli all’italiana quali Il Tenente Sheridan con Ubaldo Lay, Le inchieste del Commissario Maigret con Gino Cervi e Nero Wolfe con Tino Buazzelli. Con l’inizio degli anni ’70 la Rai decise di ampliare le produzioni di sceneggiati unendosi ad altri paesi tra cui Francia e Regno Unito. Di questo periodo sono Sandokan di Sergio Sollima con Kabir Bedi (1976), Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli (1977) – il cui successo convinse i produttori a farne una riduzione di 4 ore da distribuire al cinema – e più tardi Il Cuore di Luigi Comencini con Johnny Dorelli (1984).

Nel 1980 nacque Canale 5 e ben presto Mediaset e le altre reti private decisero di acquistare prodotti dagli Usa – si pensi a Sentieri o a Beautiful. La novità dei telefilm americani fece concorrenza sleale alle produzioni italiane e la rete di Stato dovette adattarsi con esempi come La Signora in Giallo, Il Tenente Colombo, l’Ispettore Derrick. Fu un momento di crisi per la fiction italiana. Nonostante il successo che le tv serie americane ebbero per molto tempo, già alla fine degli anni ’80 gli ascolti non solo non aumentarono, ma addirittura diminuirono. Negli anni ’90 ripresero le produzioni italiane che però, a motivo dell’influenza dei prodotti internazionali, presero una direzione diversa. Il poliziesco, che univa i caratteri tricolori con la crime story, ebbe immediatamente fortuna: La Piovra andò in onda fino al 2000 e Il Maresciallo Rocca fino al 2004. Ma soprattutto nacquero le prima, vera soap italiana – Un Posto al Sole che quest’anno raggiungerà la ventitreesima stagione – e la prima vera sitcom italiana – Casa Vianello in onda dal 1988 al 2007.

Le nuove fiction hanno dovuto intuire i desideri delle nuove generazioni, generazioni ormai scolarizzate che però dedicano sempre meno tempo alle relazioni. Per questo motivo il primo bisogno da soddisfare era – ed è tuttora – la familiarità: personaggi semplici, nella vita di tutti i giorni, che vivono in luoghi comuni con problemi che chiunque potrebbe avere. Incontrare con cadenza regolare le stesse persone, capirne le dinamiche relazionali e spesso carpirne i segreti e i piani prima degli altri personaggi, fa sì che ogni spettatore si senta investito di una fiducia gratuita. Da qui il successo di Un Medico in Famiglia, iniziato nel 1998 e – sebbene indebolito dal continuo cambio di cast e dalle evoluzioni pindariche della storia – ancora in produzione. Lo stesso vale per Don Matteo, altra fortunatissima serie tv Rai, che lungo le sue undici stagioni ha via via ridotto la detection story per ampliare le dinamiche relazionali tra i vari personaggi.

Negli ultimi anni, con l’arrivo delle serie americane on-demand, una parte dell’audience è migrata su altre piattaforme (Netflix, My Sky e simili). Non è stato tanto un problema di share, quanto di novità di interessi. Per questo motivo i produttori televisivi hanno deciso di allargare temi e personaggi, ma soprattutto di aumentare tensione e violenza, spesso esagerando. Oggi abbiamo due diversi tipi di fiction: da una parte continuano le serie bollino verde, con le loro storie familiari e gli happy ending (L’Allieva, Non dirlo al mio capo), dall’altra le serie bollino giallo e bollino rosso, con target più adulto, più articolate (I Bastardi di Pizzo Falcone, Squadra antimafia). Anche se non mancano i tentativi di produrre fiction che abbiano un respiro internazionale. I Medici – Lorenzo il Magnifico, in onda su Rai 1 e disponibile su Rai Play, rappresenta forse il caso meglio riuscito. Le vicende dei Signori di Firenze, così profondamente legati alla storia artistica d’Italia, rielaborate secondo le regole delle sceneggiature americane, sono la somma perfetta di fiction e tv serie.

È probabilmente questo il futuro che ci attente: la pay tv e Netflix si imporranno con una crescente approvazione, le narrazioni saranno sempre più complesse e internazionali, ma non faremo in tempo a veder sparire la fiction. Gli italiani si sa, ci tengono alle loro tradizioni.