Valeria Perdonò: dalla parte delle donne
19 Marzo 2018
David 2018: conto alla rovescia
20 Marzo 2018

By Mariella Baroli
19 Marzo 2018

TV

Al cinema, i supereroi Marvel conquistano record e primi posti al box office con grande facilità. In televisione, uomini e donne dalle capacità straordinarie faticano a raggiungere i livelli di fama del grande schermo.

La seconda stagione di Jessica Jones – ora in onda su Netflix – è il primo tentativo della Marvel di riguadagnare la fiducia del suo pubblico, nonché il primo passo verso un accordo che porterà gli eroi del franchise sulla piattaforma di streaming fino al 2019 (per un gran totale di 60 episodi).

Un tentativo perlopiù riuscito, in gran parte grazie a Kryster Ritter che con la sua interpretazione di Jessica riesce a sostenere una stagione che i critici hanno definito “troppo lenta”. I nuovi tredici episodi si concentrano sul passato di Jones, partendo da quei “20 giorni persi” dopo il suo incidente, quello che l’ha trasformata per sempre.

Jessica Jones è un telefilm creato da donne con una protagonista femminile, ben lontana dagli stereotipi cui ci hanno abituato. I tredici registi sono tutti di sesso femminile, così come gli sceneggiatori di 9 dei 13 capitoli di questa seconda stagione. Il perfetto prodotto per l’era post-Weinstein. Forse è proprio per questo motivo che Jessica Jones sceglie di relegare i personaggi maschili a ruoli minori. Per tutti i 13 episodi non sentiamo la mancanza di Luke Cage, compagno di Jessica durante la prima stagione. L’assenza di un altro supereroe aiuta Jones ad apparire ancora più estraniata da chi la circonda, nonostante i tentativi dell’amica Trish di trasformarsi nel suo Robin personale.

La stagione nel suo complesso appare soddisfacente, mischiando momenti di azione e di riflessione, anche spesso le scene durano troppo a lungo, rallentando il ritmo della serie. C’è però un’insuperabile deficit, che impedisce a Jessica Jones di convincere pienamente il pubblico e la critica.

La decisione di non inserire un “grande cattivo” – elemento comune in tutte le storie di supereroi – non convince. Soprattutto si sente l’incredibile mancanza di Kilgrave, interpretato magistralmente da David Tennant nella prima stagione. Un cattivo che riesce a coinvolgere il suo pubblico, senza mai cadere nel banale. Una nemesi difficile da sostituire, forse impossibile.