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By Giuseppe Trapani
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TV

Hashtag è l’equivalente social del complemento di argomento per cui discute di un quid e lo si condivide col cancelletto così che tutti entrano nel recinto della questione. A Skytg24 si sono proposti di fare il salto trasformando un’intera trasmissione in un hashtag, un luogo di attualità condivisa (ogni mercoledì alle 21,10). La sfida appare – di questi tempi – non semplice ricordando le sorti poco felici di Politics su Rai3 condotto da Gianluca Semprini (sempre proveniente dalla reti di Murdoch) quando rimpiazzare Ballarò sbarcato su La7 fu un’operazione complicata e carica di polemiche. L’attenuante è che la rete all news di Sky parla anzitutto ai suoi abbonati e si è lanciata nella sfida verso la cosiddetta immersione informativa che procede sull’onda delle opinioni in rete.

Hashtag24 non è un talk tradizionale – ha spiegato il conduttore Riccardo Bocca -, ma un programma di approfondimento che nasce dall’esigenza di condividere l’attualità con il pubblico. Credo che in questo momento ci sia la necessità di aprirsi al pubblico, sviluppando una relazione diretta in cui le persone possono certamente seguire il nostro programma, ma soprattutto partecipare informandosi. Con Hashtag24 questo sarà possibile”.

Hashtag24 è un settimanale di breve durata che si prefigge dunque di lanciare in studio un tema e poi lasciare che il cancelletto faccia la sua strada per le vie dei social, foraggiando la discussione di commenti, polemiche, scontri tra utenti. Non una strepitosa novità a dire il vero, considerato che il talk televisivo ha sentito da anni l’esigenza di contaminarsi con la velocità di internet, acquisire la platea del second screen e portarla al proprio mulino.

Per quanto si tratti della prima puntata e in fase di rodaggio, il programma ha già un suo paradosso di fondo ovvero è risultato più efficace in studio anziché sul web e da qui mi sono posto un punto interrogativo: #chesuccede?

Riccardo Bocca funziona alla grande a prescindere dalla redattrice che in teoria dovrebbe fare le cosiddette incursioni dalla rete ma da quel che si è visto è apparsa a tratti impacciata. Non solo: il timoniere Bocca da solo è stato in grado di stanare gli ospiti (Pietro Senaldi direttore del quotidiano Libero e Giovanni Lattanzi, cooperatore Ong ) punzecchiandoli con garbo e segnalando con i dati acquisiti alcune delle loro contraddizioni. Con questi ritmi volutamente serrati ne ha fatto le spese l’ospite in collegamento (in questo caso il regista e attore Antonio Albanese) il quale avrà parlato – calcolo a spanne – meno di tre minuti sul totale della puntata. Sul finale Riccardo Bocca ha scritto e spedito una ficcante video-lettera e n quel caso ha sfoggiato tutta la raffinata stoffa del critico della carta stampata. Insomma, un rodaggio tutto da ottimizzare. Ecco perché posso suggerire un hashtag direi… #calmachesipuofaremoltomeglio