Game of Thrones 8: il fallimento di una serie

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By Riccardo Galeazzi
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“Deludente”. Così Kit Harington, l’attore che interpreta il ruolo di Jon Snow, protagonista di Game of Thrones, ha definito il finale di una delle serie tv più famose di sempre. E ora che il sesto e ultimo episodio è stato trasmesso, possiamo dire di essere completamente d’accordo con lui.

L’ottava stagione, in generale, ha suscitato la rabbia di tutti i fan del mondo, i quali addirittura, hanno organizzato una raccolta firme per far riscrivere la conclusione di GoT. Già la settima di due anni fa aveva lasciato l’amaro in bocca a causa dei buchi di trama palesi anche ai meno competenti in materia, ma dal gran finale ci si aspettava davvero di più. Non è solo un problema di evoluzione della storia – dopotutto questo sarebbe soggettivo -; manca proprio la semina, ossia la preparazione per rendere credibile un evento. I nerd e gli youtuber sono concordi su questo ultimo punto e sui social si sta scatenando il putiferio. David Benioff e Dan Weiss, gli showrunner di GoT, stanno collezionando insulti in tutte le lingue e c’è chi teme che dopo Westeros, distruggeranno anche l’universo di Star Wars, dato che la Disney ha commissionato loro una nuova trilogia.

ATTENZIONE, da qui in avanti, per chi non avesse ancora visto la puntata, si rischiano spoiler.

La morte di Daenerys era certa già dalla scorsa stagione, e qualcuno dice che fosse ovvio che sarebbe impazzita come suo padre, il Re folle. Tyrion, nel sesto episodio, fa notare a Jon che la regina dai capelli ossigenati aveva dato qualche segno di squilibrio quando aveva arso vivi i Tarly, sgozzato gli schiavisti e crocifisso migliaia di nobili a Meereen. Ma da qui a far fuori tutta la popolazione di Approdo del Re ne passa. Insomma, va bene che la nostra eroina si trasformi in antieroina, ma doveva farlo nei giusti tempi e con la giusta preparazione. Anche perché il primo e il secondo episodio di questa ottava stagione potevano essere ben riempiti di elementi necessari, invece che di dialoghi a caso. In più quello che doveva essere il culmine della puntata, l’omicidio della Regina da parte di Jon, arriva a metà episodio, in un momento che nessuno si aspettava e forse per questo sbagliato. Inoltre, la reazione di Jon quando la uccide è quasi inesistente: belle parole, ma neanche una lacrima. Non va bene; lui è innamorato di Dany, deve distruggersi quando le infila il pugnale nel cuore. Insieme a lei deve morire anche lui, quanto meno in senso figurato. Invece no, se ne sta lì impassibile come sempre, anche mentre il drago, ben più espressivo di Kit Harigton, fonde il trono di spade.

Da qui in poi l’episodio prende una piega tanto inaspettata, quanto orribile e mal costruita. Il concilio delle grandi casate è guidato da Tyrion, un condannato a morte. La gag dello zio nobile è inutile, evitabile, per non dire superflua. La battuta di Bran, dopo la sua elezione a nuovo sovrano Westeros – non voleva essere Signore di Grande Inverno fino a tre puntate fa, adesso accetta di guidare i Sette Regni? Dettagli su cui sorvolare proprio -, “Secondo te perché sarei venuto fin qui, se no?”, è di un’ironia gratuita che, tra le altre cose insinua un altro grosso buco di trama: se Bran sa prevedere il futuro, allora poteva evitare la carneficina dell’episodio precedente. Se non lo ha fatto di proposito in nome di qualche principio temporale alla Dottor Strange della Marvel, allora non è proprio la persona giusta per il trono.

La scenetta del nuovo consiglio del Re in cui Tyrion sistema le sedie è acqua per allungare la minestra. Non sappiamo per quale motivo il mercenario Sir Bronn delle Acque Nere sia il nuovo tesoriere; in questa serie il personaggio poteva benissimo essere tagliato. Il suo ruolo non è servito a niente. Il personaggio che ha avuto il miglior arco narrativo è stato quello di Lady Brienne, che accetta la sorte drammatica che le è capitata e continua ad amare Sir Jamie – il quale invece, dopo aver avuta la miglior trasformazione che un ruolo possa avere per sette stagioni, ritorna immotivatamente al punto di partenza nell’ottava.
Su Sansa e Arya non diciamo nulla se non che è capitato loro di finire come tutti si aspettavano e per questo nessuno è rimasto soddisfatto.
Jon, che dopo pochi minuti ha già dimenticato Daenerys, viene spedito alla Barriera, ricostruita non si sa come, che ormai non serve più a niente, dato che i Morti non ci sono più e i bruti sono diventati amici. Il finale con il protagonista che diventa una sorta di nuovo re dei Bruti non ha senso. Bello che non finisca i suoi giorni in esilio, ma lasciando la barriera tradisce, anche qui senza motivo, il suo nuovo Re.

Alla fine di tutto ci sorge spontanea una domanda: ma perché per otto stagioni gli sceneggiatori hanno insistito sull’identità nascosta di Jon, se poi questa non pesa sulla bilancia? In altre parole, perché è tanto importante che sia il legittimo erede al trono di spade se poi non serve né per far impazzire Daenerys, né per trovare un nuovo sovrano? Insomma, se vogliamo un finale soddisfacente per Game of Thrones ci toccherà aspettare quando il buon G R.R. Martin completerà finalmente la sua saga di libri. Valar morghulis.