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By Luca Forlani
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TV

Sabato sera Raiuno ha trasmesso la finale dell’Eurovision Song Contest (il buon vecchio Eurofestival). In tempi di euroscettici c’è ancora chi crede nel sogno dell’Europa unita e si appassiona a vedere questa gara, diciamo così, variopinta. Va che detto che gli ascolti registrati dalla manifestazione in Italia (3.427.000 spettatori e il 18,63% di share) sono tra i più bassi, in Spagna e Germania lo share supera il 40%.

A vincere l’Eurovision Song Contest 2018 è Israele, rappresentato da Netta con il brano Toy. Venticinque anni, Netta è una debuttante: il brano presentato a Lisbona è infatti il primo della sua carriera di cantante. Sarà dunque Israele a ospitare l’edizione 2019. La cantante era la favorita della vigilia e ha vinto con 529 punti. Al secondo posto nella classifica finale si è posizionata la sexy cantante rappresentante di Cipro (436 punti), mentre sul terzo gradino del podio è arrivata l’Austria (342), con un ex modello dalla voce potente che ha interpretato una delle canzoni migliori.

La classifica delle sole giurie nazionali vedeva, invece, al primo posto l’Austria con 271 punti, seguita dalla Svezia con 253 punti e da Israele con 212 punti. L’Italia era diciassettesima (59 punti). Ma Ermal Meta e Fabrizio Moro, con il brano Non mi avete fatto niente, hanno inaspettatamente fatto il pieno al televoto. L’Italia infatti è stata la terza nazione più votata, e ha fatto in questo modo un balzo di ben dodici posizioni, classificandosi quinta nella graduatoria finale.

In Italia il televoto ha premiato una sorprendente Norvegia seguita da Albania, Moldavia e Ucraina. Il mega spettacolo è stato ospitato nell’Altice Arena di Lisbona, un enorme spazio capace di contenere migliaia di persone. Scenografia ed effetti speciali hanno ammaliato gli spettatori, coprendo molte esibizioni trascurabili. La serata si è aperta all’insegna del “fado”, una musica tipica del Portogallo, con le esibizioni coinvolgenti di due regine di questo genere musicale: Ana Moura e Mariza. Un canto di sofferenza e nostalgia – la così detta “saudade” – dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità.  Rispetto alle precedenti edizioni c’è stato un elemento che mi è mancato in modo particolare: il trash. Uno dei motivi di maggior interesse di questa manifestazione sono proprio quelle esibizioni che rasentano il kitsch. Quest’anno si sono dati battaglia per il titolo di esibizione più trash Serbia e Moldavia, non raggiungendo tuttavia le vette delle scorse edizioni. Certo la vincitrice non ha brillato in sobrietà ed eleganza, e io francamente non riesco proprio a spiegarmi questo consenso bulgaro (per restare in tema europeistico).

I 26 paesi in gara hanno proposto un potpourri di generi musicali e di brani più o meno (decisamente meno) interessanti. Ce n’è per tutti i gusti: Albano e Romina in salsa iberica, la Jennifer Lopez australiana che si dichiara orgogliosamente curvy, i Blink 182 dell’Ungheria, il Freddy Mercury albanese che in certi acuti sembra ricordare la conterranea Anna Oxa (senza tuttavia avvicinarsi al carisma e al talento dell’interprete di Un’emozione da poco). Il bello di questa manifestazione è che ti rendi conto che ogni Paese ha le sue sfortune; anche in Repubblica Ceca hanno un simil Fabio Rovazzi, della serie “mal comune, mezzo gaudio”.

Non ci siamo fatti mancare nulla, c’è stata pure l’invasione di campo – un “cavallo pazzo” di baudiana memoria – durante l’esibizione del Regno Unito. La cantante accoglie il disturbatore con il celeberrimo aplomb inglese e continua a cantare, mettendoci ancora più energia. Sforzi vani perché viene relegata in fondo alla classifica. Potremmo dire: avete voluto la Brexit? L’Eurofestival non dimentica. Io, invece, sarò campanilista e nazionalista ma ho trovato letteralmente fantastici i nostri rappresentanti: Fabrizio Moro ed Ermal Meta cantano il loro inno pacifista con convinzione e intensità. In sovraimpressione il testo in tutte le lingue europee. Un brano impegnato, non ruffiano, e in quel contesto l’ho trovato ancor più efficace ed evocativo che a Sanremo. Avrebbero meritato la vittoria. Canta in italiano anche la rappresentante dell’Estonia. Una voce lirica per un brano che risalta il bel canto italico. Peccato che debbano ricordarcelo gli altri quanto sia bella la nostra melodia e quanto siano uniche le nostre radici musicali.

Non condivido la scelta della maggior parte dei paesi in gara di rinunciare al proprio idioma in favore dell’inglese. L’Eurovision Song Contest potrebbe essere, invece, una bella occasione per sentire sonorità e lingue differenti. Cantano nella loro lingua, ça va sans dire, i rappresentanti della Francia che mi ricordano i Jalisse (che nell’edizione del 1997, dopo la vittoria a Sanremo, qui ottennero un ottimo quarto posto). Italia e canto italiano a parte, colpisce ed emoziona il rappresentante della Germania: voce imponente, un bel brano e un’ottima interpretazione. Quarto nella classifica finale, ma avrebbe meritato di più. Coppia di telecronisti affiatata Federico Russo e Serena Rossi: divertenti, competenti, ironici e garbati, assolutamente promossi. Come promossa, nel suo complesso, è la serata; una variegata carrellata di musiche, costumi, e tradizioni del Vecchio Continente che riesce a mantenere sostanzialmente vivo il senso di questa manifestazione nata nel 1956 per celebrare l’Europa Unita. Una sorta di “Giochi senza frontiere” (che nostalgia, sigh) della musica. Tra i vari articoli riguardanti la manifestazione usciti in questi giorni, mi ha colpito un’intervista a Tonina Torielli, cantante piemontese in voga negli anni Cinquanta e prima rappresentante dell’Italia nel 1956. L’artista, ora ultraottantenne, dice che non ha mai saputo di aver partecipato all’Eurofestival, pensava che quella sua vecchia esibizione fosse una qualsiasi ospitata per la tv svizzera. Ecco, quest’episodio ben rappresenta la totale “trasparenza” che attornia da sempre questa manifestazione, forse oscurata dall’amatissimo Festival di Sanremo, o forse poco sentita in un Paese, come il nostro, piuttosto euroscettico. Beh, forse sto esagerando, non siamo mica governati da Lega e Movimento Cinque Stelle.