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By Barbara Cialdi
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Ci sono luoghi in cui mito e natura si sono saldati nel tempo fino a diventare una cosa unica. L’Etna è uno di questi: non solo un’icona imponente del territorio siciliano, ma un simbolo della sua cultura. Casa degli dei, sede dell’aldilà, epicentro di leggende antichissime e moderne, gigante da temere e venerare allo stesso tempo: per i siciliani l’Etna è qualcosa di più che un dato geografico, “il vulcano attivo più alto d’Europa” (3.343 metri). È come una madre che veglia sull’isola da 570mila anni e che nel corso del tempo, con la sua attività, ha plasmato e plasma ancora le pendici e la piana circostante, decretando le sorti delle persone che le abitano. Ecco come scoprire il vulcano attraverso esperienze davvero indimenticabili.

Il rispetto per “a Muntagna”

Catania e i paesi ai piedi del monte sono stati in balia del magma e dei terremoti: delle tante che si sono susseguite nei secoli, l’eruzione più violenta fu quella del 1669 che, combinata a un possente sisma, seppellì diversi villaggi fino al mare e raggiunse le mura della città. Per fortuna le eruzioni drammatiche sono relegate al passato: oggi se ne registrano regolarmente (più o meno una volta l’anno), ma si tratta di fenomeni non distruttivi e anzi spettacolari, con le fontane di lava che si innalzano in cielo per decine di metri. Non per questo i siculi hanno smesso di chiamare l’Etna, con estremo rispetto, “a Muntagna” (la montagna). Il pennacchio di fumo che sale dal cratere principale è un elemento quasi permanente nel panorama dell’Etna e ne preannuncia il fascino misterioso, che ha conquistato nei secoli viandanti e poeti; così, una delle chiavi più intriganti per capire questa montagna è esplorarla lasciandosi trasportare dalla storia e dalle storie che ammantano il Mongibello (l’antico nome arabo ancora utilizzato dai siciliani).

 

In 4×4 fra crateri, leggende e fantasmi

Un’escursione ricca di suggestioni per scoprire da vicino il vulcano è quella in jeep 4×4 che parte da Zafferana Etnea e sale verso il Monte Fontana. Si incontrano formazioni di lava spesso rese ancora più affascinanti dal fumo proveniente dalla sommità, visioni che evocano la fucina di Efesto, il dio greco del fuoco, il quale secondo il mito si trovava da qualche parte sotto il cratere. Con il viso incollato al finestrino, godetevi la vista durante la salita, un’avventura che difficilmente riuscirete a spiegare con le parole. Una delle tappe più scenografiche per scattare foto d’impatto è la depressione della Valle del Bove (versante est), una vasta caldera spenta in cui nei millenni si sono stratificate colate di lava, originando pareti impressionanti alte fino a 1.000 metri. Potrebbe aggirarsi proprio qui l’anima della regina Elisabetta I (1533-1603), che secondo una leggenda vaga sulla montagna a seguito di un patto col diavolo che l’avrebbe aiutata a governare il suo regno. C’è anche un’altra leggenda appartenente al lontano mondo anglosassone ambientata sull’Etna: si racconta che una grotta (non si sa quale) ospiti un castello dove risiede Re Artù. Che sia fra i crateri spenti dei Monti Sartorius? Si tratta di una colata lavica nera percorsa da licheni e piante di camomilla a 2.151 metri di altezza: un ambiente che sembra appartenere a un’altra dimensione!

Viaggio nella biodiversità, fino alle emozioni dei crateri

Visitare l’Etna equivale a vivere un’avventura totalizzante, che coinvolge i sensi e la mente e diventa sempre più avvincente salendo verso la vetta. L’ascesa ai crateri più alti permette infatti di vivere tante esperienze elettrizzanti, in un’atmosfera che non ha eguali. Un comodo punto di partenza per un’escursione (in auto o pullman) può essere il paesino di Nicolosi, che porta i segni delle eruzioni del passato e da cui si inerpica una strada tutta tornanti che regala panorami fino al mare. Man mano che si procede la biodiversità dell’Etna si rivela in tutto il suo splendore e la sua varietà: macchia mediterranea, distese di agrumeti e vitigni terrazzati, boschi di faggi, querce e castagni, fino al deserto di rocce basaltiche dove riescono a crescere solo la ginestra e l’astragalo. A 1.900 metri di altezza si raggiungono i due coni vulcanici spenti dei Crateri Silvestri, che in primavera offrono lo spettacolo delle distese fucsia di saponaria, un fiore montano tipico dell’Etna; da qui si prende la funivia (presso il vicino Rifugio Sapienza) che arriva fino a quota 2.500 metri, e quindi si prosegue a piedi affidandosi a una guida; con il loro aiuto, i visitatori più avventurosi possono avvicinarsi in tutta sicurezza alle caldere ribollenti dei crateri sommitali, ritrovandosi in un mondo primordiale circondati dai pennacchi di fumo e, con un po’ di fortuna, da impressionanti sbuffi di lava arancione. Attraversare questi luoghi è come mettersi in contatto con il momento della creazione della Terra.

 

Immergersi nel terroir

La forza dell’Etna sa anche essere benevola. Il suolo di tipo lavico-alluvionale, l’altitudine dei vigneti e la forte escursione termica fra il giorno e notte definiscono il terroir etneo, che dà vita a vini unici come Le Sabbie dell’Etna, un bianco frutto di due vitigni autoctoni (Carricante e Catarratto) che ha gusto persistente con punte di muschio, fico d’India e note marine. Fra i rossi, la migliore espressione del territorio è l’Etna Rosso, che nasce dai vitigni Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Alicante: è un vino vellutato e intenso, grazie all’unione di sentori fruttati e i toni minerali conferiti dalle pietre che si trovano solo qui. Sono souvenir perfetti da mettere in tavola in una serata fra amici, per farsi trasportare dai sensi di nuovo nella magia del vulcano.

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