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Per quanto facciano la ruota, i tacchini non saranno mai pavoni

slide-interna-alessandro-navaBy Alessandro Nava
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Sono certo li conosciate anche voi i “tacchini”. Sono quei personaggi boriosi in cerca d’autore, pronti a tutto pur di esserci. E poco importa che non abbiano particolari qualità o meriti, quello che conta è avere un palcoscenico e, possibilmente, un pubblico. “Gli artisti falliti hanno un sogno proibito, un teatro con fuori scritto tutto esaurito…” scriveva Giorgio Faletti nei versi di una canzone cantata dall’indimenticabile Milva qualche anno fa. Oggi il palcoscenico è virtuale e alla portata di tutti (?), e i “tacchini” 2.0 liberi di esprimersi in quest’arena attraverso le più improbabili forme di mortificazione del sé.

Sono cresciuto in campagna e credo sia stata una benedizione. Crescere in campagna significa comprendere a fondo il senso di ciò che ci circonda. T’insegna ad avere pazienza, a capire che per assaporare un frutto devi piantare un seme e che, per far sì che il seme cresca bene e diventi un frutto buono di cui godere, devi averne cura e portare pazienza. Eh già, la pazienza è tra gli ingredienti più importanti per la buona riuscita delle cose. Assieme alla consapevolezza. Di ciò che si fa, di ciò che si ha, di ciò che si è. L’essere umano è fallibile, la Natura no. Provate ad immaginare di stare in campagna, in mezzo agli alberi da frutto e tutti gli animali della corte. Cosa vi aspettereste da ciascuno? La natura non dice mai bugie, né si esprime senza senso. L’uomo, ahimè, lo fa sempre più spesso.

La ricerca compulsiva dell’approvazione altrui determina sempre azioni e scelte grottesche, portandoci lontano dal vero compito di cui siamo investiti, sviluppare al meglio il potenziale intrinseco, qualunque esso sia. È così difficile l’accettazione di sé nell’era della multicomunicazione? Perché se è vero che “idealmente” ciascuno è libero di esprimersi e mostrarsi come vuole, è altrettanto vero che questa libertà tanto ostentata è in realtà una schiavitù, poiché senza consapevolezza, senza coscienza, altro non siamo che scimmiette ammaestrate. Possiamo rendercene conto con molta facilità aprendo la home di uno qualunque dei nostri profili social e realizzando in un istante che, per quanto facciano la ruota, i tacchini non saranno mai pavoni.