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Cannes 2018: la follia che diventa sogno

slide-interna-alessandro-navaBy Alessandro Nava
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“Da piccolo quando ero a casa mia e pioveva sopra le lamiere, chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire gli applausi. Ora riapro gli occhi e davanti a me ho questa platea splendida, e gli applausi sono veri”. L’abito leggermente abbondante e quell’aria da bambino che si affaccia per la prima volta al mondo dei grandi: l’immagine di Marcello Fonte che ritira la palma di miglior attore commuovendo il pubblico con le sue parole è il ricordo più genuino che mi porto a casa dal Festival di Cannes. Il cinema italiano che si ricorda di essere vivo e di avere un’identità irripetibile, una tradizione fatta di grandi registi come Matteo Garrone, che con il suo Dogman non solo permette a Fonte di realizzare il sogno che aveva sin da ragazzo, ma dimostra che specialmente nelle periferie più povere e disastrate possono nascere i diamanti più splendenti. La follia di osare e credere nelle parole, la stessa che ha avuto la presidente di giuria Cate Blanchett nel premiare il Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, miglior sceneggiatura ex aequo con Trois Visages di Nader Saeivar e Jafar Panahi. La regista-attrice fiorentina è colei che muove i fili di una storia struggente e romantica: Lazzaro è un giovane che crede ciecamente negli esseri umani, incapace di cogliere il male che lo circonda. Una punta di sana follia che servirebbe per guarire questo mondo che, nella maggior parte dei casi, sembra vagare senza direzione e visione.

Se il cinema italiano quindi si conferma essere una sorgente viva per chi ancora sa coltivare e diffondere i propri sogni, altrove si cerca di educare al bello attraverso le sfumature più cupe dell’esistenza. Ognuno con la propria chiave artistica: lo fa Hirokazu Kore-eda, vincitore della Palma d’oro per il miglior film con il suo Shoplifters – Un affare di famiglia. Una retrospettiva cruda e tremenda su un Giappone che pochissimi conoscono, fatto di una povertà inaspettata fino a poco tempo fa per un paese che ha inaspettatamente bloccato la sua macroscopica crescita. Uno scenario che mette a dura prova qualsiasi legame. Da qui il sogno della rinascita, da raggiungere con ogni mezzo. Al cineasta nipponico fa eco uno straordinario Spike Lee, che con il suo Blackkklansman diverte e allo stesso tempo fa riflettere: la storia vera di un detective afroamericano capace di infiltrarsi nel Ku Klux Klan per fermarne i crimini e, soprattutto, la caccia ai consensi in un’America conservatrice e ipocrita. Un altro esempio di come la follia sia la chiave per cambiare il mondo, un ingrediente essenziale per il raggiungimento dei propri sogni.

Alessandro Nava e Marco Castelli vestono Carlo Pignatelli