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“Stanno tutti bene”. Le ultime rassicurazioni arrivano dall’ospedale thailandese Chang Rai e finalmente si può tirare un respiro di sollievo. I bambini e l’allenatore che hanno passato diciassette giorni intrappolati nella grotta di Tham Luang sono finalmente liberi. Dopo tre giorni di sforzi e di preoccupazioni, i diciannove sub volontari possono dire di aver portato a termine una missione che ha del miracoloso.

Tutti di nazionalità diverse – Stati Uniti, Cina, Australia ed Europa – i sub si sono riuniti al nord della Thailandia per salvare i dodici piccoli “cinghialotti” (Wild Boars è il nome della loro squadra, ndr). “Riportiamoli a casa” avevano scritto sulla pagina Facebook dei Navy Seal thailandesi e così è stato. In meno di tre giorni e con il pericolo della pioggia in agguato sono riusciti a salvarli tutti. Ogni giorno per tre volte di fila sono entrati nella grotta. Due sub ad accompagnare ogni bambino, mentre altri dieci si trovavano situati in alcuni dei punti più delicati in modo da stabilizzare i sostegni, cambiare le bombole, fissare meglio le corde alle pareti più scivolose.

Purtroppo in questa storia incredibile c’è anche una nota amara. Uno dei soccorritori è morto per mancanza di ossigeno durante una delle operazioni di recupero. Si chiamava Saman e dal 2006 lavorava come guardia di sicurezza all’aeroporto di Bangkok. Una volta saputo dei bambini non aveva esitato a prendere qualche giorno di ferie per andare ad aiutarli. Nel suo ultimo video messaggio dice: “Andiamo a riportarli a casa”. Sarebbe felice di sapere che i suoi colleghi ce l’hanno davvero fatta.

 

Ph: Getty Images

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