LeBron James: “Il razzismo? Parte integrante dell’America”

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È successo alla vigilia di uno degli eventi sportivi più attesi dell’anno, l’inizio delle Nba Finals (che lo vedranno protagonista per il settimo anno consecutivo). Delle scritte razziste sono apparse sul cancello della casa di Brentwood (una delle zone più esclusive di Los Angeles) di proprietà di LeBron James, la stella dei Cleveland Cavaliers e uno degli sportivi più famosi e influenti dei nostri tempi. Durante il media day che precede la palla a due, il Re (così soprannominato dal giorno del suo ingresso nella Nba, quattordici anni fa) ha avuto parole quantomai dure e veritiere sull’accaduto.

“Non importa quanto sei famoso, non importa quanto la gente ti possa ammirare: essere un afroamericano negli Stati Uniti rimane qualcosa di estremamente complicato. Se colpire me può servire a tenere vivo il dibattito sul tema del razzismo, allora accetto anche questo. Fortunatamente la mia famiglia è al sicuro, questa per me è la cosa più importante”.

Un uomo, ancor prima di essere il giocatore di pallacanestro più forte in attività: e dopo aver citato il caso di Emmett Till (un ragazzino di colore brutalmente assassinato nel 1955), l’ex ala dei Miami Heat ha chiosato così.

“Oggi il basket non è la cosa più importante della mia vita. La pallacanestro viene dopo la mia famiglia e anche dopo la mia responsabilità nell’essere un modello per i miei figli e per tanti bambini di questa società”.