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Nicki Minaj ha pubblicato il suo ultimo album Queen la scorsa settimana, ma l’Astroworld di Travis Scott le ha impedito di raggiungere la prima posizione nella Billboard 200, un primato che la rapper non è mai riuscita a raggiungere nella settimana di debutto. Le copie vendute sono anche diminuite drasticamente dai tempi di Pink Friday 375.000 del primo album alle 128.699 di Queen. Nicki non ha però accettato di buon grado la seconda posizione e ha iniziato a incolpare chiunque, da Travis Scott alla fidanzata Kylie Jenner, senza dimenticare Spotify, Billboard e persino la sua casa discografica.

Quale sarebbe la colpa di Scott? Aver venduto i suoi album anche tramite pacchetti contenenti biglietti per i concerti, tshirt e altro merchandise, e aver spinto Kylie a pubblicare su Instagram una foto del pass per il concerto facendo intendere che chiunque lo avesse acquistato avrebbe potuto avere la possibilità di incontrarla. “Ci ho messo lacrime e sangue per creare un album incredibile per poi vedere Travis Scott che convince Kylie Jenner a postare un pass del tour dicendo alle persone di accorrere a vedere lei e Stormi (la figlia, ndr). Mi viene da ridere” ha scritto la rapper su Twitter, spiegando come i 50.000 pass venduti non dovrebbero essere conteggiati tra le vendite, rendendola quindi la numero uno in classifica. In realtà, questo tipo di offerte con merchandise e biglietti per il tour vengono utilizzate da tutti gli artisti – Nicki compresa – e Billboard e gli altri sistemi di conteggio non hanno ancora trovato un modo per conteggiarli in modo corretto.

Ma non è solo Scott a essere parte del “complotto” ai danni di Queen. Secondo Nicki, Spotify non avrebbe pubblicizzato il suo album per dispetto. La cantante infatti li avrebbe offesi facendo ascoltare le prime tracce di Queen attraverso Apple Music e per questo motivo Spotify non avrebbe aiutato a promuovere il suo album come aveva fatto con Drake mettendo “la sua faccia su tutte le playlist” per “darle una lezione”.

E la sua casa discografica non ha fatto nulla davanti a questo boicottaggio? Sembrerebbe di no e tutto per colpa di Ariana Grande. Nicki avrebbe infatti spiegato su Twitter che la Republic Records non si sarebbe lamentato con Spotify della cosa per paura che la piattaforma di streaming se la prendesse con Ariana e il suo sweetener (che invece ha debuttato al numero 1).

E voi credete a questo ardito complotto? Noi abbiamo qualche dubbio.

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