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Lo spettacolo dell’Half Time del Super Bowl di quest’anno ha visto Justin Timberlake come protagonista. Con un duetto con Prince – con tanto di ologramma – e un medley delle sue canzoni più famose. Niente NSYNC e niente Janet Jackson con cui aveva duettato al Super Bowl nel 2004.

Cosa non è andato? Il pubblico e la critica sembrano non aver apprezzato lo show. In molti hanno detto che Justin Timberlake sembra non trovare un posto nella musica oggi. Il Time ha definito specialmente strana la scelta di cantare Cry Me a River, dedicata alla “cattiva” ex Britney Spears, “oggi che la figura della donna è al centro della discussione”. Anche il tributo a Prince, momento più alto dello show, ha sollevato qualche critica. Sempre il Time sottolinea che la scelta del cantante fosse più una scelta di “convenienza” (Minneapolis, dove si è tenuto il Super Bowl quest’anno, è la città che ha dato i natali all’autore di Purple Rain) e non da un’affinità con Timberlake.

Il ritorno di Justin sul palcoscenico, dopo 5 anni dal suo ultimo album, non ha colpito e l’assenza di pubblico (dovuta anche alla struttura in stile discoteca del palco) sul campo ha sollevato dubbi sul futuro successo dell’album Man of the Woods, uscito il 2 febbraio. Quello che abbiamo visto sul palco è un Justin Timberlake che appartiene agli inizi del 2000. Un peccato imperdonabile oggi che tutto si consuma così velocemente. Se Timberlake voleva conquistare i Millennials e le nuove generazioni, con il Super Bowl ha decisamente fallito.

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