Timothy Gauntt Jr.
17 Febbraio 2015
maria grazia cucinotta intervista
Maria Grazia Cucinotta
24 Febbraio 2015

Kate lo sapeva. Ciò che sarebbe accaduto da quel momento in avanti lei lo sapeva. Il momento coincide con la proposta di diventare una modella che, l’appena quattordicenne Kate, ricevette dopo esser stata notata nell’affollato aeroporto JFK di New York da Sarah Doukas, fondatrice dell’agenzia di modeling Storm.

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Ciò che sarebbe accaduto, è una rivoluzione che dura ancora oggi. Era il 1988 e nel mondo della moda regnavano Renée Simonsen, Paulina Porizkova, Christie Brinkley, Elle MacPherson, Cindy Crawford, ovvero donne geneticamente perfette. Alte, bellissime, scultoree, praticamente inarrivabili. Cos’abbia potuto vedere la Doukas, in quella ragazzina più bassa delle altre, senza forme conturbanti, imperfetta è un’enigma presto svelato. Perché Kate è più di un incontro fortunato. Kate è consapevolezza pura. Era poco più di un’adolescente quando incontrò e conquistò, letteralmente, John Galliano. La loro amicizia e il loro soldalizio artistico dura ancor’oggi, come quello con Calvin (Klein), Mario (Sorrenti), Naomi (Campbell), Ellen (Von Unwerth) e tutto il restante mondo della moda, del glamour e dello stile di cui Kate si è nutrita, nutrendo. Kate Moss è con noi da 25 anni e se non ci fosse stata, saremmo stati diversi. Un pò come se non fossero esistiti i social, il telefonino o la moda stessa. Figlia degli anni settanta, cresciuta negli ottanta, sbocciata nei novanta, divenuta donna, mamma e icona assoluta “di un certo modo di essere” negli anni duemila è oggi, più che mai, in mezzo a noi. Non esisterebbero alcuni fotografi, men che meno certi brand senza Kate, ma neanche un certo modo di vestire, di esserci, di raccontarsi senza raccontare mai. E avremmo avuto tutti minore ispirazione. Ma lei c’era, c’è e comunque ci sarà. Musa e capro espiatorio, ispirazione e dannazione, realtà e illusione, vizi e virtù, ieri e oggi Kate è sempre la stessa mentre gioca ad essere sempre un’altra. E questo l’ha resa immortale. Mentre gli altri invecchiano, Kate si trasforma. È un dono il suo, ma non lo svela. Lo disvela semmai, attraverso la sua faccia, mentre la sua vita scorre e viene raccontata da tutti meno che da lei. Perché Kate non parla, lascia che lo facciano gli altri. Lei semmai scrive biografie. La prima, intitolata semplicemente “Kate” , nella cui prefazione scrive “più sono visibile, più divento invisibile” neanche ventenne (perché vivere come lei per sei anni nel mondo della moda merita di essere raccontato), potremmo vederla oggi come una sorta di dichiarazione d’intenti, peraltro mai disattesi. Un’altra, “Kate: The Kate Moss Book” superba, piena di immagini bellissime e di aneddoti, oggi. In mezzo quasi un ventennio di successi e primati, di brutti scivoloni e imponenti rientri sulla scena. Il tutto raccontato attraverso l’immagine e quindi la nostra immaginazione. Perché Kate così si racconta e diversamente non saprebbe fare. Ma io tiro un sospiro di sollievo, perché sono certo che Kate ci sarebbe anche se volesse rendersi invisibile.

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