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Carla Bruni compie 50 anni e lo fa sotto i riflettori, assaporando appieno il senso di libertà che prova chi ha attraversato più esistenze al massimo del potenziale, evolvendosi ad ognuna ma restando sempre fedele a se stessa. È una libertà portatrice di forza e d’ispirazione. È nata ispirata Carla, ed è diventata ispiratrice.

In quell’ambiente raffinato e colto nel quale è cresciuta, tra musica, arte, bellezza e politica, deve aver compreso alla svelta che avrebbe potuto fare tutto ciò che desiderava, ma non senza fatica, pazienza e lungimiranza. Così è stato. È sempre stata unica Carla. Una sorta di numero primo.

C’era troppa energia in quella ragazzina, troppi mondi da esplorare, troppi sogni da rincorrere e moltiplicare. Cominciò dalla superficie, come a ribellarsi alle aspettative, e diventò leggenda nel mondo della moda. Nell’Olimpo delle Muse lei incarnava una certa sfrontata sofisticatezza. Quel corpo sensuale dalle forme adolescenziali, che mai perderà, e quel viso che: “è una tavola bianca sulla quale il make-up artist disegna la donna che vuole”, saranno i suoi strumenti del mestiere per oltre un decennio, quello più luccicante per la moda e per le divinità che lo popolavano, ma non sarebbero bastati a renderla Icona se non fosse stata anche incredibilmente intelligente, arguta, talvolta sfacciata e sempre consapevole.

Tanto da abbandonare le passerelle e le copertine delle riviste alla soglia dei trent’anni, quando tutto quello che si poteva fare era stato fatto: Gianni (Versace n.d.r.) non c’era più e il fenomeno delle Top Model si stava esaurendo. Voleva essere riconosciuta Carla, certo non dimenticata, non ne ha mai fatto mistero. Ma non si conosce mai davvero qualcuno, soprattutto se quel qualcuno assomiglia ad un’araba fenice destinata a rinascere sempre, più forte e sfaccettata. C’era necessità di nuovi stimoli, di nuovi territori da conquistare, di nuova ispirazione. La troverà nella musica, che da sempre avvolge Carla ma che mai, prima dell’abbandono del glam della moda, aveva avuto modo d’esprimersi.

In quegli anni di “silenzio”, a cavallo tra la fine degli anni Novante e i primi del Duemila, lontana dalle luci della ribalta, prende forma il suo album d’esordio, che tanto sapeva di autobiografia. Perché Carla ha sempre attinto a piene mani dalla vita e dalle emozioni che genera. L’amore, gli amanti, il sesso, la ricchezza, la pochezza dell’essere umano, la paura della morte, gli eccessi di ogni cosa, che lei ben conosce, vengono cantati con voce suadente che conquista anche i più scettici, in ogni parte del mondo.

Un altro sogno che si realizza. In questo nuovo territorio, quello della musica, Carla necessita di una nuova pelle. La maternità e la maturità non snaturano la sua essenza, la trasformano, rendendola più sobria, accessibile, forse umana. In questa dimensione, e alla luce di un vissuto così intenso da aver già lasciato una traccia di sé, Carla incontra l’amore nell’allora premier francese, Nicolas Sarkozy.

Da allora ad oggi sono passati quasi dieci anni: una seconda maternità, il quarto album, i social network ed un recente, spettacolare, ritorno sulle passerelle voluto da Donatella Versace in memoria del fratello Gianni, l’uomo che diede la corona ed un regno alle donne più belle del mondo. Avvolta in un meraviglioso abito dorato assieme a quelle donne che, con lei, hanno incarnato un’epoca, Carla ha dimostrato di essere senza tempo, praticamente eterna.

Da ragazzino avevo le copertine dei giornali che la ritraevano immortalata dai più grandi fotografi del mondo appesi nella mia camera e ricordo che un’amica della mia mamma disse ironicamente: “Voglio vedere a cinquant’anni come e dove sarà….”