Gia, la stella che bruciò troppo in fretta

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stefano sala cover
Stefano Sala
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Vita e Morte
Energia e Pace
Se mi fermo adesso ne valeva comunque la pena
Anche gli sbagli terribili che ho fatto e che disferei se potessi
Gli errori che mi hanno bruciato e lasciato cicatrici sull’anima
Ne valeva la pena perchè mi hanno permesso di camminare dove ho camminato
Che è stato l’inferno in terra,
il paradiso in terra e indietro ancora dentro,
sotto,
lontano nel mezzo,
attraverso…
(dal diario di Gia)

Lei teneva un diario. Esiste e dentro ci sono i suoi pensieri e i suoi dolori…soprattutto il suo dolore. Vedendo le sue foto non lo si potrebbe immaginare. Ma è stato così. Gia Carangi era troppo bella per morire e troppo spericolata per vivere. Nata a Philadelphia nel gennaio del 1960, viene notata fuori da un locale, appena diciassettene, da un fotografo di moda che le chiede di posare per lui.

Quelle foto, speciali, vivevano. Erano ben diverse dalle immagini statiche e perfette tipiche di quegli anni. Gia si muoveva come una belva in gabbia, il suo corpo sensualissimo e il suo sguardo torbido, sprigionavano sesso e trasgressione come mai si era visto prima. Era una “ragazza di Bowie”, bellissima e sfacciata, attratta dall’ambiguità sessuale del suo idolo, dagli eccessi, manipolatrice ma soprattutto bisognosa d’affetto. Il fotografo la spedì immediatamente a New York da Wilhelmina Cooper, titolare dell’omonima agenzia di modelle, che in quegli anni gestiva le carriere delle donne più belle del pianeta. Gia era differente dalle modelle in voga in quel periodo, era diversa da chiunque. La Cooper comprese immediatamente l’enorme potenziale di quella ragazza che vestiva e parlava come un motociclista, ma davanti all’obiettivo posava con una naturalezza e intensità uniche.

Questa è una carriera, questo è un futuro, se lo vuoi avrai il mondo nelle tue mani”, furono le prime parole che Wilhelmina espresse dopo aver conosciuto Gia di persona. E così fu, in parte. In cima all’Olimpo della bellezza, Gia ci arrivò come un urugano. Da quel momento quel mondo non sarebbe stato più lo stesso. Nè per lei, nè per gli altri. Successe tutto all’improvviso, il suo volto era ovunque, sui magazine più importanti del mondo, a rappresentare gli stilisti più conosciuti ed ispirare i grandi maestri della fotografia. Poco più che diciottenne era la modella più pagata del mondo, icona di un sistema decadente, fatto di eccessi di ogni genere ma anche intriso d’arte ed emozioni.

Carnale, passionale, audace sulle pagine delle riviste di moda ma eternamente in conflitto con tutti nella vita reale, Gia aggrediva continuamente e consapevolmente, come a proteggersi da un mondo che l’aveva eletta regina pur non sapendo nulla di lei e di cui, troppo presto ne scoprì la durezza. Quando nel 1980, Wilhelmina (Willy come lei amava chiamarla) morì di cancro, Gia era ancora una ragazzina in cerca di sè e il suo carattere difficile comiciò ad assumere sfumature sempre più autodistruttive. Sola, senza punti di riferimento ma incaricata di esserlo. Troppo per la sua anima così fragile. Da quel momento in avanti l’inferno sarebbe cominciato. La sua dipendenza dalla cocaina, utilizzata per darsi carica e reggere i ritmi forsennati che la sua carriera e i continui viaggi in tutto il mondo le imponevano diventò, ben presto, dipendenza di ogni altro tipo. Mentre la sua immagine raccontava di una donna forte, ricca, anticonformista, sofisticata e di successo, Gia scendeva all’inferno.

Frequentava i sottoborghi clandestini e infami delle città, in cerca di balordi coi quali sballarsi per evadere da una realtà che detestava, dalla morte del suo pigmalione e da un amore, il solo, che riuscisse a farla stare bene ma che non riusciva a vivere appieno. Già, l’amore.. Essere amati dal mondo intero non è come essere amati da una sola persona, opportunità che a Gia non fu mai concessa. Bisessuale dichiarata, Gia s’infatuò di Sandy Linter, una truccatrice conosciuta durante uno dei suoi primi set. Tra promesse disattese, passione travolgente, addii e riconciliazioni, Linter fu tra le poche a comprendere ed amare davvero Gia e la sua incredibile fragilità. Fragilità da cui sarà vinta. Dopo aver perso, in un incidente stradale, anche il caro amico Chris von Wangenheim, fotografo con il quale lavorò moltissimo sin dai suoi esordi e sul cui set conobbe appunto Sandy Linter, Gia andò allo sbando e anche il tentativo di disintossicarsi dall’abuso di droga che intraprese per amore, fallì. Come il tentativo di rientrare nel giro.

Il mondo di cui era stata regina non la voleva più. Emaciata e sempre più chiusa in se stessa, comicia a perdere la rotta e la sua bellezza. Solamente il grandissimo fotografo Francesco Scavullo, di cui Gia fu cara amica e musa negli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, le diede una possibilità immortalandola ancora una volta, sulla copertina di COSMOPOLITAN. Era il 1982 e Gia aveva solo 22 anni. Strizzata in un abito che mostrerà per l’ultima volta il suo meraviglioso volto e il suo seno rigoglioso, seduta sulle proprie mani per nascondere i segni lasciati sulle braccia dalla dipendenza d’eroina, sorride. Ancora una volta una bugia. Dentro la rabbia e il disagio, fuori una promessa di felicità che mai si realizzerà. Sempre più aggressiva e incontrollabile, il senso di autodistruzione che l’accompagna fin da ragazzina prende il sopravvento e l’abuso di eroina cambierà l’aspetto e il destino di Gia per sempre.

Violentata e picchiata da uno spacciatore in uno di quei luoghi sfortunati, dopo il ricovero in ospedale Gia scopre di aver contratto il virus dell’HIV. Di questa terribile malattia si sapeva ben poco ancora, ma Gia comprese che il suo percorso stava per interrompersi. Riallacciati i rapporti con la madre e pochissimi altri amici, negli anni bui della malattia Gia continua a scrivere sul suo diario e chiede loro un favore. Ferma nella sua volontà di informare gli altri, soprattutto i giovani come lei, dei danni irreversibili della droga e della tragedia che era divenuta la sua vita, voleva farsi riprendere dalle telecamere, come mai nessuno era riuscito a fare prima. Sfiorita ma finalmente serena, avrebbe raccontato di quanto drammatico possa essere vivere senza controllo una favola nera. La favola di una bellissima ragazza ribelle, che cercava solo di essere amata. Questo sogno, come tanti altri, non riuscirà ad essere realizzato in vita, ma Gia sarà per sempre ricordata come la più bella e tormentata stella apparsa nel fashion system, vittima senza colpa di un destino feroce. Muore a soli 26 anni in seguito a complicazioni da HIV.