Diario di una stylist in quarantena
21 Maggio 2020
Sara Croce Evidenza
Sara Croce… e delizia
25 Maggio 2020

By Alessandro Nava
22 Maggio 2020

La prima conferma che sarebbe diventata un’icona senza tempo del mondo della moda e non solo, Naomi Campbell la ricevette fin dal subito. A poca distanza dal suo esordio sul prestigioso Calendario Pirelli realizzato dal fotografo Terence Donovan per l’edizione 1987, praticamente adolescente, al mondo intero bastava dire Naomi per definire una personalità, prima ancora che una persona. Oggi, appena compiuto il mezzo secolo, Naomi è ancora sulla bocca di tutti, conosciuta da tutti, celebrata da tutti.

Com’è stato possibile abbattere tutti i cliché, sopravvivere a tutte le mode di un mondo (non solo quello della moda) che ha fatto della caducità la sua “sostanza” e del “passato di moda” la sua forma? È stato possibile perché Naomi ha lavorato ogni giorno al suo sogno, non ha mai smesso di crederci, ha imparato le regole e poi si è impegnata a cambiarle, nutrendo sempre meglio lo spirito indomito mentre il tempo provava a minare, come per tutti gli esseri umani, il corpo. Quello di Naomi Campbell però, è praticamente restato immutato, migliorato semmai, perché è il suo marchio e lei gli si dedica con costanza, così come la sua personalità, che le ha permesso d’essere la prima modella di colore ad apparire sul Time, nell’edizione francese di Vogue e su migliaia di altre copertine e passerelle nelle ultime tre decadi. Ma anche essere ambasciatrice, filantropa e portavoce di diverse cause di discriminazione sociale.

La leggenda narra che Yves Saint Laurent, che amava molto le modelle di colore e detestava il fatto che lavorassero meno frequentemente rispetto a tutte le altre colleghe, impose Naomi sulla copertina del mensile Vogue Francia, pena il ritiro di tutte le sue inserzioni pubblicitarie. In quegli anni il pregiudizio nei confronti delle persone di colore era ancora radicato nel pensiero comune ed erano rari i casi in cui un volto come quello di Naomi troneggiasse sulla copertina di una rivista patinata. Certo, prima di Naomi, nel 1974 Beverly Johnson apparve su Vogue America e su Vogue Italia, nel 1976 scelsero Iman, cui la Campbell si è spesso ispirata, ma si trattava di vere eccezioni. Monsieur Saint Laurent pensò che le occasioni andavano create, non attese, e sapeva che Naomi avrebbe lasciato il segno se solo le avessero dato occasione per farlo. Da allora, la Venere Nera non ha mai smesso di personalizzare ogni sua attività, ogni sua scelta, la sua vita è stata una girandola di eccezionalità e leggende. Quella delle sue bizze e del suo carattere intrattabile, in netto contrasto con le infinite opere di bene che ha voluto patrocinare, quella dei suoi amori tormentati, dei suoi ritardi colossali, la droga, la riabilitazione e molto altro ancora.

Nei suoi eccessi, veri o presunti, c’è sempre stato equilibrio, quello indistruttibile di chi sopravvive a se stesso e cadendo sa rialzarsi rinnovato. Musa dei più grandi fotografi dal secolo scorso ad oggi, dei designer che hanno forgiato il sistema, dei leader mondiali che hanno fatto storia come Nelson Mandela, Naomi Campbell si è dimostrata ben altro che una semplice Top Model destinata ad essere riconosciuta solo dagli addetti ai lavori e adesso, che la sua immagine è più vincente che mai, sembra chiaro a tutti che essere Naomi è possibile solo a Naomi.