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Vincenzo Crea è il giovanissimo interprete e protagonista del magnifico film “I figli della notte”, opera prima di Andrea De Sica. Il film, pluripremiato in diversi Festival in giro per il mondo, è arrivato nelle nostre sale il 31 maggio scorso: una pellicola introspettiva, dura e riflessiva, dove i lati deboli e i punti d’ombra che noi tutti abbiamo vengono messi in risalto. Quando parli con Vincenzo, che ha esordito a soli undici anni al fianco di Laura Morante in “ Appartamento ad Atene”, ti dimentichi che è da poco diventato maggiorenne: serio e maturo, frequenta ancora il liceo, ma dopo la scuola ha già bene in mente come indirizzare la propria carriera cinematografica.

Come ti sei avvicinato al mondo del cinema?

Quando avevo undici anni conoscevo un ragazzo che era iscritto in un’agenzia ed aveva preso parte ad alcune serie TV. Mi sono interessato in quanto ero già stato totalmente rapito dal cinema, e da parte mia pensavo di poter esprimere qualcosa in questo senso, La recitazione mi ha dato delle risposte, e allo stesso tempo mi ha aiutato a pormi alcune domande. Da lì, anche se ero appena un bambino, ho capito che avrebbe rappresentato qualcosa di importante per gli anni a venire.

Sei molto giovane, ma allo stesso tempo molto intenso, come ti stai forgiando professionalmente?

A parte il percorso scolastico normale non ho mai frequentato una scuola di recitazione, poi nel 2013 ho iniziato a fare degli stage con un acting coach, utilizzando il metodo Stanislavskij e Strasberg.

 

Vai ancora a scuola vero? Che ne pensano i tuoi amici del tuo lavoro.

Esatto, quest’anno finirò l’ultimo anno di liceo scientifico. Sono molto riservato con amici e compagni: sicuramente non mi metto a sbandierare davanti a tutti quello che faccio. Anche parlarne mi sembra un po’ strano, in quanto loro magari sono più interessati alla questione della visibilità del mio lavoro, trascurando il lato artistico che è il mio reale interesse.

 

Cosa hai pensato quando hai letto la prima volta la sceneggiatura de “I figli della notte”?

Mi è piaciuta fin da subito! Non lo dico per frase fatta, ma rispetto al resto del panorama italiano la sceneggiatura è senza dubbio originale e ben costruita. Poi ho sentito immediatamente un legame con il personaggio che avrei dovuto interpretare: un profilo avvincente e complesso. Ritengo che personalmente sia stata una grande opportunità dal punto di vista attoriale.

Ti vedresti mai a recitare in una commedia?

Oddio non lo so, sicuramente è qualcosa a cui sono meno abituato. Però mi interesserebbe molto, soprattutto se si trattasse di commedie dove i personaggi sono ben equilibrati tra il dramma con il quale convive ognuno di noi ed il lato comico. Se fosse qualcosa di non esasperatamente divertente, ma di reale e naturale, allora sicuramente attirerebbe la mia attenzione.

 

Che ne pensi invece del mondo della moda? Un ambiente che viaggia sempre parallelo a quello del cinema…

Il fashion system mi affascina soprattutto per l’impatto che riesce ad avere su di una totalità di persone molto vasta. Mi interessa perché mi rendo conto che riesce ad influenzare in maniera molto importante chi guarda. Ogni designer ha la sua versione della bellezza: è un po’ come gli attori per il cinema, se ci pensate.

 

Che rapporto hai con i social?

Direi molto tranquillo. Devo dire che un po’ mi spaventano in quanto vedo che molti ragazzi della mia età riescono ad ottenere visibilità con un personaggio, non rendendosi conto che poi ne resteranno invischiati per tutta la loro vita.

 

Quando ti sei visto in “I figli della notte” per la prima volta che cosa hai pensato?

La prima volta è stata agghiacciante, ovviamente! Non per il film, ma vi assicuro che vedersi sul grande schermo per oltre un’ora e mezzo ti fa un certo impatto, specialmente quando le scene che hai ripetuto per giorni e giorni vengono tagliate e ridotte a mezzo secondo di inquadratura. Ma questa è la normalità al cinema.

Ph: Fabrizio Cestari
Outfit: Louis Vuitton