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By Andrea Ienco
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Terra, il quarto disco de Le luci della centrale elettrica, è un grand tour che da Ferrara arriva al Nevada e ritorna nell’Est Europa, in India fino al Veneto. In Terra si descrive il mondo di oggi: ci sono i social network (Iperconnessi), ci sono i migranti (Waltz degli scafisti), il futuro che arriva all’improvviso (Qui), la società della provincia tanto decantata (Nel profondo Veneto), gli amori che ti permettono di provare ogni sentimento (A forma di fulmine). Il pregio di questo album, a differenza dei precedenti lavori discografici di Vasco Brondi, è che risulta più suonato, pensato, arrangiato.

A Forma di Fulmine è una sorta di dialogo immaginario con una lei con cui scegliamo di camminare in questa esistenza malata, senza escludere però la voglia di vivercela tutta. Qui è un brano composto da versi liberi che raccontano mille mondi tutti pieni di contraddizioni, fra melodie che ricordano l’Africa ed una voce tagliente che riesce a far diventare questa canzone travolgente. In Coprifuoco l’amore prende dimensioni immense oppure minuscole, perché fatto epocale o personale. Nel Profondo Veneto è un crudo resoconto di una delle tante vite di una giovane donna in cerca di emancipazione e un minimo di progettualità, fra lunghe notti, contratti a termine e sesso utilizzato come metodo per non pensare ai problemi della propria esistenza. Stelle Marine è un brano potente, forte e vivo, un’istantanea sui giorni nostri, con paradossi e bellezza. Watz degli scafisti, aperta da una intro morbida, volge lo sguardo al mondo dei migranti attraverso la globalizzazione, essa presenta tutti i difetti possibili ma è anche una presa di coscienza della vastità delle molteplici diversità.

Chakra è la vera perla di questo album: l’amore prende dimensioni immense oppure minuscole, perché fatto personale o epocale. “Qualcuno mi ha detto che gli hai detto che in qualche modo hai aperto il chakra del tuo cuore qualcuno mi ha detto che gli hai detto che senza di me davvero non puoi stare”, dice. È sublime.

In Moscerini viene paragonata l’esistenza a un film che può finire da un momento all’altro, e il brano è reso tramite un suono asciutto, privo di melodie sfarzose, e permette di arrivare in maniera chiara all’ascoltatore. Chiude il lavoro Viaggi Disorganizzati, creazione che è una vera apologia sullo scorrere del tempo, anche se non riesce a coinvolgere né per ritmo né per testo.

Con Terra, Vasco Brondi ha fatto un grosso passo in avanti nelle musiche, ma ora è necessario che cresca anche nei testi.

BRANO MIGLIORE: Chakra

VOTO: 7/10

TRACKLIST

1 – A forma di fulmine

2 – Qui

3 – Coprifuoco

4 – Nel profondo Veneto

5 – Waltz degli scafisti

6 – Iperconnessi

7 – Chakra

8 – Stelle marine

9 – Moscerini

10 – Viaggi disorganizzati