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By Matteo Squillace
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Lasciamo parlare i numeri: era del 1998 che l’industria musicale americana non faceva registrare un numero di entrate tanto elevato. Un indotto da oltre 7 miliardi di dollari, un incremento dell’undici percento in più rispetto al 2015. Il 2016 è stato l’anno della definitiva consacrazione degli streaming services, con Spotify e Apple Music pesi massimi indiscussi del settore. A dirla tutta, è stato il marchio creato da Steve Jobs a doversi adeguare in fretta e furia alla rivoluzione digitale iniziata da Spotify: un’infinita libreria musicale a disposizione, milioni di brani tra i quali scegliere e playlist personalizzate per ogni momento della giornata. E ormai, il successo di un disco viene misurato in numero di ascolti su queste piattaforme più che in album venduti. Basti pensare che l’ultimo album di Drake, More Life, solo nella prima settimana dall’uscita è stato “cliccato” su Spotify oltre 600 milioni di volte.

Il rovescio della medaglia? Le copie fisiche di album e dischi sono da considerarsi in via d’estinzione: un mercato dedicato a collezionisti e puristi del suono, romantici della testina laser che godono nel veder crescere sempre più la loro collezione sugli scaffali di casa. Come dargli torto?