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By Luca Forlani
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Si è aperto martedì 5 febbraio il sipario sulla 69esima edizione del Festival di Sanremo. Una serata interminabile – 5 ore di diretta – dove la musica è stata l’unica protagonista. Il verdetto dell’auditel sancisce che Baglioni non è riuscito, per ora, a superare se stesso. La prima serata di Sanremo 2019 è stata seguita in media da 10.086.000 telespettatori con il 49,5% di share. Lo scorso anno la media della prima serata aveva toccato 11.603.000 telespettatori e del 52,1% di share sempre con Claudio Baglioni al comando. Nell’edizione di Sanremo 2017, con Carlo Conti e Maria De Filippi, gli spettatori erano stati anche in quel caso più alti: 11.374.000 e share: 50.37% fu il verdetto dell’Auditel. Tuttavia, non appaiono dati particolarmente sconfortanti; il piatto cucinato da Claudione nostro è ricco e di buona qualità. I conduttori sono apparsi un po’ rigidi, soprattutto Virginia Raffaele che privata delle sue maschere fatica a trovare un ruolo ben definito. Il “dirottatore artistico” – così si è autodefinito in conferenza stampa – fa quello che gli compete: il cerimoniere istituzionale e regala dei duetti con gli ospiti davvero da brividi. Il migliore del trio è stato senza dubbio Claudio Bisio e il suo monologo sui significati sovversivi delle canzoni di Baglioni ha strappato le poche risate della serata. I tre hanno aperto la puntata intonando Voglio andra via, che sia un monito?

I momenti più intensi della serata sono legati alle interpretazioni degli ospiti musicali. Standing ovation per Andrea Bocelli che duetta con Claudio Baglioni sulle note de Il mare calmo della sera, canzone con cui vinse venticinque anni fa nella sezione Giovani. Il cantante toscano indossa lo stesso chiodo di pelle del 1994. Finito il duetto, ecco il passaggio di testimone: entra in scena il figlio Matteo e lo investe solennemente dandogli quella giacca che tanta fortuna gli ha portato. Padre e figlio eseguono Fall on me, brano in italiano e in inglese che sta conquistando le classifiche statunitensi. Anche Giorgia torna a Sanremo a venticinque anni dal suo debutto con E poi; canta un medley dal suo ultimo album di cover Pop Heart ma è nel duetto con Claudio Baglioni sulle note di Come saprei che incanta l’Ariston. Non convincono pienamente Pierfrancesco Favino ,che si esibisce con Virginia Raffaele rappresentando alcuni musical di successo, e Claudio Santamaria che si aggiunge al trio di conduttori per un omaggio al Quartetto Cetra.

Grandi protagoniste sono state le 24 canzoni in gara. Assai discutibile la scelta di farle ascoltare tutte la prima serata sia per l’eccessiva quantità di brani che per la difficoltà di ricordarle dopo il primo ascolto. Il livello è più alto rispetto a quello delle precedenti edizioni. La scelta di Baglioni di presentare un ampio ventaglio di generi e sonorità si conferma una strategia vincente, capace di evitare l’effetto noia. Francesco Renga è indubbiamente una delle voci più belle e potenti della nostra musica, Aspetto che torni è un buon brano ma non all’altezza del suo talento. Standing ovation all’Ariston per Musica che resta cantata da Il Volo, una canzone estremamente melodica con tanto di acuto finale che si inserisce nel solco della nostra tradizione canora. I tre interpreti appaiono sicuri e convincenti. Emozionano Daniele Silvestri e Rancore che con Argentovivo raccontano con sensibilità la storia di un adolescente che vive in carcere. Simone Cristicchi porta sul palco una poesia (Abbi cura di me) interpretata con una bravura attoriale che non può lasciare indifferenti. Ultimo con I tuoi particolari si conferma il favorito per la vittoria finale, nonostante l’intonazione in questa prima esibizione non sia stata impeccabile. Delude Arisa: la sua Mi sento bene è una canzone confusa, seppur eseguita magistralmente da una delle migliori voci del Festival e della canzone italiana. In una serata piena di stonature (soprattutto dei rapper) convince Anna Tatangelo. Voce potente e una capacità interpretativa degna di nota rendono Le nostre anime di notte la sua migliore esibizione al Festival. Stupisce Irama con un pezzo delicato e sensibile che conquista quando entra il coro gospel. La ragazza con il cuore di latta è un pezzo anche molto radiofonico e sicuramente a Sanremo si piazzerà bene.

Commuove Enrico Nigiotti con Nonno Hollywood, una preghiera laica rivolta al nonno che non c’è più. Lui canta bene e con intensità una delle canzoni più belle di Sanremo 2019. Sono stati relegate nella parte bassa della classifica tutte le canzoni più innovative e distanti dalla tradizione. I problemi di intonazioni sicuramente non hanno giovato ma è da tenere d’occhio Rolls Royce di Achille Lauro, potrebbe essere una Vita spericolata 2.0. D’altronde, anche Vasco a Sanremo arrivò tra gli ultimi. La band genovese Ex-Otago presenta un brano (Solo una canzone) che non colpisce al primo ascolto ma che farà strada. Un po’ come la vita cantata da Patty Pravo e Briga è una canzone bella e con un ottimo testo, il duetto appare poco amalgamato forse anche a causa dei problemi tecnici avuti prima dell’esibizione. La sensazione è che una diva della canzone come Patty Pravo avrebbe meritato un partner alla sua altezza. L’esibizione più forte della serata è stata quella di Loredana Bertè. La leonessa del rock italiano è tornata a ruggire e lo fa con Cosa ti aspetti da me, un bel pezzo scritto da Gaetano Curreri. Applausi scroscianti in platea per un’artista immensa che come l’araba fenice rinasce sempre dalle proprie ceneri. Al di là di quelli che saranno i verdetti finali, Loredana ha già vinto questo Sanremo 2019. Se musicalmente questo Sanremo è uno dei migliori degli ultimi anni non si può dire altrettanto della conduzione. I conduttori devono trovare una propria cifra per dare ritmo alla gara e tenere incollati i telespettatori. Altrimenti gli ascolti potrebbero scendere ulteriormente. L’obiettivo di Baglioni era però di rinnovare il Festival da un punto di vista musicale, e l’impresa sembra essere (quasi) riuscita.

Ph: Getty Images