“Ordinary Man” è la dimostrazione che niente può fermare Ozzy Osbourne

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By Luca Fassina
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Ozzy Osbourne nasce a Birmingham nel 1948. Nel 1967 inizia a cantare nei Rare Breed, prodromi di quei Black Sabbath con i quali Ozzy resta sino al licenziamento del 1979 quando viene sostituito da Ronnie James Dio. Sopravvive alla spirale autodistruttiva che lo travolge grazie a Sharon Levy, figlia del manager Don Arden, che lo prende sotto la sua ala e lo rimette in sesto (la storia viene raccontata nel video di Under The Graveyard): lo riporta in Inghilterra, gli cuce addosso una band la cui punta di diamante è il chitarrista Randy Rhoads e la sua carriera decolla.

Ozzy e Sharon si sposano nel 1982. La vita del Madman è costellata da migliaia di aneddoti ed eccessi (approfondite con la sua biografia I Am Ozzy o in quella dei Mötley Crüe, The Dirt, che ha ispirato l’omonimo film Netflix). La sua popolarità raggiunge le masse nel 2002 con The Osbournes, il reality sulla sua vita trasmesso da MTV. All’inizio del 2019, una brutta caduta dalle scale è l’ultima di una serie di problemi di salute che sembrano perseguitarlo: obbligato a un lungo  riposo, si allontana da quello che più ama fare. La cosa peggiore per un artista eclettico come lui. I riposi forzati però sono finiti: Ordinary Man è IL disco della rinascita. Ozzy dice che il suo ritorno in studio è dovuto a sua figlia Kelly e al produttore Andrew Watt, che gli ha presentato Post Malone. Assieme, sono riusciti a convincerlo a registrare Take What You Want, canzone che fa ripartire la creatività di Ozzy. Grazie alla pazienza e alla perseveranza di Andrew, la rockstar scrive un album straziante, col quale sembra esorcizzare mesi di depressione e sofferenza. Assieme a lui, tanti amici: Duff McKagan e Slash (Guns N’ Roses), Chad Smith (Red Hot Chili Peppers), Tom Morello (Rage Against The Machine) e Sir Elton John, che canta – e suona il piano – nel duetto Ordinary Man.

La particolarissima voce di Ozzy riscopre in questo album l’amore per i Beatles che lo accompagna da quando ha sentito She Loves You nel 1963. Le sonorità che a vanno dai primi Black Sabbath di Today Is the End al punk di It Is A Raid, sono arricchite dal coro delle London Voices e dagli archi arrangiati e diretti da Wil Malone (gigantesco nella ballata Holy For Tonight). Non manca un tributo ai programmi sugli UFO di History Channel (Scary Little Green Men). Ozzy lamenta di essere rimasto senza amici, che lo aspettano “dall’altra parte”, dice che la sua missione “qui è finita”, ma anche che non accetta di morire come un uomo ordinario, nonostante il parkinson – che gli era stato diagnosticato già nel 2003 – sia peggiorato. Anzi, è Ozzy che fa la voce grossa: “Non puoi cancellarmi, sono di nuovo in sella”.