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By Luca Forlani
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La storia che vi sto per raccontare comincia nell’Italia post-bellica. La pesante sconfitta ha trafitto nel profondo tutti gli italiani. La ritrovata libertà infonde però nuova speranza verso il futuro. Nel 1947, dagli Stati Uniti arriva un ingente progetto di aiuti economico-finanziari per risollevare l’economia italiana: il piano Marshall. Dagli States non arrivano però solo sussidi economici. I film hollywoodiani, vietati dal defunto regime fascista, tornano a essere proiettati in tutta la penisola regalando sogni. La storia d’amore tra Rossella O’Hara (Vivian Leigh) e Rhett Butler (Clark Gable) commuove il pulsante cuore italico. Il cinema, la musica e l’arte permettono agli italiani di rialzarsi, di evadere e di tornare a sognare. Si impongono nuovi modelli culturali. Da oltreoceano arrivano anche voci, suoni e ritmi inediti che si pongono in contrasto con la melodia italiana e il bel canto. Nel frattempo, nel 1951, da un’idea di Angelo Nicola Amato – responsabile delle pubbliche relazioni del casinò di Sanremo – e Angelo Nizza – conduttore radiofonico – nasce il Festival della Canzone Italiana di Sanremo, con l’obiettivo di incrementare il turismo in una stagione morta (quella invernale). I due non sapevano che stavano per creare una manifestazione che avrebbe fatto la storia del nostro Paese. Il 29 gennaio 1951 debutta il Festival di Sanremo condotto da Nunzio Filogamo con la celebre frase di apertura “cari amici vicini e lontani, buonasera”. Le canzoni in gara sono 20 ma vengono cantate solo da tre interpreti: Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano. Vince Grazie dei fior interpretata da Nilla Pizzi che diviene la massima rappresentante del bel canto all’italiana. Anche negli anni successivi, grandi protagoniste del festival sono canzoni e cantanti melodici: oltre alla Pizzi, Tonina Torielli, Claudio Villa, Gino Lattilla, Giorgio Consolini, Carla Boni. Nel 1958, a scardinare le convenzioni arriva Domenico Modugno, primo cantautore a partecipare in gara al Festival di Sanremo; Nel blu dipinto di blu e le immagini della sua esibizione fanno il giro del mondo. Siamo nell’Italia di fine anni ’50. Il boom sta – letteralmente – per esplodere. E a rompere la tradizione del bel canto all’italiana arrivano gli urlatori. Hanno tutti intorno ai vent’anni e nelle loro voci risuonano echi d’oltreoceano. Questo nuovo modo di cantare irrompe anche al Festival di Sanremo e si riflette nella scelta delle doppie esecuzioni: nel 1960 vince Romantica cantata da Renato Rascel – rappresentante della tradizione – e Tony Dallara, l’urlatore. Stesso schema anche per la vittoria successiva. Trionfa Al di là interpretata dal melodico Luciano Tajoli e da Betty Curtis, l’urlatrice. È nell’edizione del Festival di Sanremo 1960 che si afferma una giovane ragazza di Cremona, il suo nome è Mina Anna Maria Mazzini, in arte Mina.

La cantante si era già fatta notare con hit di successo come Tintarella di Luna e Nessuno che avevano colpito per le sonorità rock’n’roll. A Sanremo si classifica solo settima con È vero in doppia esecuzione con Teddy Reno ma il successo è clamoroso. Mina viene considerata un’urlatrice, ben presto però dimostra di essere molto di più. Nello stesso anno incide Il cielo in una stanza di Gino Paoli che la segnala come sensibile interprete della canzone d’autore. Mina diventa anche popolare protagonista di show televisivi come Studio Uno e Milleluci. Si afferma all’estero tenendo concerti all’Olympia di Parigi, in Germania e in Austria. Innumerevoli i successi discografici, scrivono per lei tutti i più grandi autori della canzone italiana. Nei primi anni ‘70 è musa ispiratrice della celeberrima accoppiata composta da Mogol e Lucio Battisti che le affidano successi come Insieme, Io e te da soli, Amor mio e La mente torna. E un indimenticabile duetto con Lucio Battisti durante la trasmissione Teatro 10 segna l’addio ai riflettori del cantautore. Medesima scelta la farà, nel 1978, anche Mina con un concerto a La Bussola di Viareggio. E da quel giorno quella che è stata definita la più grande cantante della musica italiana diventa un mito irraggiungibile. Al Festival di Sanremo 1961 debutta un’altra interprete destinata a diventare una leggenda della nostra canzone: Maria Ilva Biolcati, in arte Milva. La cantante, per oltre un decennio, diventa una presenza costante della celebre kermesse. Un accordo con la sua casa discografica le permetteva di dedicarsi al suo grande amore per il teatro purché partecipasse ogni anno al Festival di Sanremo e a manifestazioni di simile popolarità. La massima espressività artistica la “pantera di Goro” – così soprannominata in opposizione alla “tigre di Cremona” Mina – la raggiunge però a partire dagli anni ’70 quando incontra il teatro di Giorgio Strehler che la vuole interprete di Jenny dei Pirati nella sua versione de L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht. Milva lascia il segno per carisma, presenza scenica e capacità interpretativa che la rendono unica. Scrivono per lei Franco Battiato, Enzo Jannacci, Mikis Theodorakis e con uno spettacolo in cui dà voce alle struggenti poesie di Alda Merini cala il sipario sulla sua carriera gloriosa.

Dal teatro di Giorgio Strehler arriva un’altra grande interprete: Ornella Vanoni. Dopo essersi fatta notare come interprete delle canzoni della “mala” ed essere stata musa e compagna del grande regista, conosce Gino Paoli. Un’altra storia d’amore e di poesia. Lui le scrive Senza fine ed è subito un grande successo. Ornella Vanoni si afferma, negli anni, come una delle interpreti più apprezzate della musica italiana in grado di attraversare con disinvoltura generi e sonorità. La sua voce seducente e vellutata diventa un marchio di fabbrica. Porta al successo brani firmati da Umberto Bindi, Franco Califano, Domenico Modugno, Mino Reitano, Luigi Tenco. Nel 1964, risuona nei jukebox italiani una voce blues e potente che intona Come ti vorrei: è la voce di Iva Zanicchi. “L’aquila di Ligonchio” – così ribattezzata in contrapposizione alle altre “belve” della canzone – ottiene però il grande successo con canzoni ben più melodiche, nel solco della tradizione. È l’unica donna ad aver vinto ben tre volte il Festival di Sanremo: nel 1967 con Claudio Villa Non pensare a me, nel 1969 con Bobby Solo Zingara e nel 1974, da sola, con Ciao Cara, come stai?. Raggiunge un grande successo internazionale, canta al Madison Square Garden di New York, in Canada, Giappone, Cile e in tutta Europa. È la prima cantante di musica leggera a cantare al Teatro Regio di Parma, un tempio della lirica. A scuotere la musica italiana nella seconda metà degli anni ’60 arrivano delle ragazze terribili: Caterina Caselli e Patty Pravo. Al Festival di Sanremo 1966 il “casco d’oro” della canzone scuote il teatrino del Casinò con Nessuno mi può giudicare. Anche la “ragazza del Piper” debutta in quell’anno: Ragazzo triste è la prima canzone pop a essere trasmessa su Radio Vaticana. È anche il primo di una serie interminabile di successi. Patty Pravo diviene icona di stile e vende ben 100 milioni di dischi in tutto il mondo. Dimostra di essere un’artista capace di rinnovarsi costantemente; esemplare, in questo senso, la sua rentrée al Festival di Sanremo 1997 con E dimmi che non vuoi morire, scritta per lei da Vasco Rossi e Gaetano Curreri. Alberigo Crocetta, proprietario del Piper, nel 1971 decide di produrre Domenica Berté. Per lei pensa immediatamente a una carriera internazionale e le sceglie come nome d’arte Mia Martini (Mia Farrow, celebre attrice hollywoodiana, e il Martini, tra i nomi italiani più famosi all’estero). Colpisce immediatamente per l’intensità del suo canto con Padre davvero, ma è con Piccolo uomo e Minuetto che si afferma come una delle stelle di prima grandezza del firmamento musicale italiano. Poi, una tremenda infamia – che ben racconta quanta invidia e cattiveria alberghi nel patinato mondo dello spettacolo – la spinge ad allontanarsi dalle scene per qualche anno. È il Festival di Sanremo 1989 a ridarle il successo che merita: si classifica soltanto nona ma con Almeno tu nell’universo incanta l’Italia intera. Purtroppo il ritrovato successo dura poco tempo, il 12 maggio 1995 un arresto cardiaco spegne per sempre una delle voci più struggenti che la musica abbia mai conosciuto.

Molto diversa da Mimì è sua sorella Loredana Berté, la regina del rock italiano. Desta scandalo fin dal suo debutto: nel 1974 compare nuda sulla copertina dell’album Streaking. Loredana irrompe nella musica italiana come un tuono. Le sue canzoni sono hit sempre attuali ma è Ivano Fossati – all’epoca compagno di Mimì – a regalarle le sue canzoni manifesto: Dedicato e Non sono una signora. A sconvolgere i ben pensanti arriva un’altra rocker: Gianna Nannini. Il suo primo successo, America, racconta della masturbazione femminile. È una delle prime cantautrici della canzone italiana e il suo successo non conosce arresti. La più trasformista tra le cantanti italiani è senza dubbio Anna Oxa. Debutta a 17 anni cantando a Sanremo Un’emozione da poco, vestita da uomo. Nel corso della sua carriera cambia infiniti look diventando una vera icona che nulla ha da invidiare alle cantanti d’oltreoceano. Fiorella Mannoia si afferma, fin dagli esordi, come interprete raffinata e di qualità. Per lei scrivono tutti i più grandi. Uomini che sanno parlare alle donne, come Enrico Ruggeri che le regala Quello che le donne non dicono, profondo ritratto dell’universo femminile. Gli anni ’90 segnano un ritorno alla tradizione più melodica. Tante giovani artiste si affacciano sulla scena musicale in quel periodo ma due, in particolare, lasciano il segno: Laura Pausini e Giorgia. Nel 1993, la cantante di Sassuolo sbaraglia tra le Nuove proposte con La solitudine. Quel “Marco se n’è andato e non ritorna più” fa il giro del pianeta e la consacra come la cantante italiana più famosa al mondo. Una fama e un successo inarrestabili. Giorgia, invece, debutta a Sanremo tra i giovani nel 1994 con la delicata E poi, ma il trionfo arriva un anno più tardi con Come saprei. Giorgia, rispetto a Laura Pausini, cambia più abiti musicali, passa dal pop al soul con disinvoltura e si afferma come una delle voci più belle e potenti della musica italiana. E poi… Anche gli anni ’90 finiscono, arrivano i talent show che lanciano molti nuovi interpreti, alcuni durano il tempo di una stagione, altri riescono ad affermarsi. E tutte le grandi stelle della musica italiana raccontate in questo breve excursus continuano a brillare: in cielo o sul palcoscenico. Mina e le altre: storie di voci straordinarie e – un po’ – storie delle nostre vite.

Articolo tratto dal primo numero cartaceo di StarsSystem Magazine, Dreams & Dreamers. Ora in edicola. 

 

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