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By Luca Forlani
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Un oceano di suoni e stili, così si potrebbe sintetizzare Atlantico, il ritorno discografico di Marco Mengoni. Il cantante lanciato da X Factor non sembra (più) rincorrere il successo facile. Dopo essersi preso del tempo per sé, torna con un coraggio inedito. Un lavoro lungo due anni e mezzo nei quali Marco ha viaggiato per tutto il mondo, da Cuba a New York, dal Portogallo all’America del Sud, passando per l’Africa e gli Emirati Arabi, e nel quale si è forzato a vivere in solitudine e a staccare dalla sua vita frenetica per ricaricare energie e ispirazioni. L’obiettivo di Atlantico è la ricerca della sperimentazione per tornare a stupire senza ricorrere a schemi prefissati (e di sicuro successo). Il quinto disco – in quasi dieci anni di carriera – diventa uno spartiacque: abbandonate le vesti più pop e commerciali, l’artista è alla ricerca di una maturità artistica. È azzardato affermare che la raggiunga con questo album. Atlantico è un primo importante (e necessario) tassello per una crescita artistica che ci si aspetta da un cantante di questo calibro.

 

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Disco d’oro ✌🏻

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A ricordare il passato artistico di Mengoni è, in particolare, Hola, cantata sia in assolo che in duetto con Tom Walker. In questo brano la voce de L’essenziale recupera la dimensione più classicamente italiana. Anche Everest ricorda il Mengoni più melodico, e sicuramente si tratta di una canzone che cantata dal vivo con un’orchestra potrebbe acquistare ulteriore fascino. In generale, si nota in tutti i brani un utilizzo della voce e delle possibilità vocali dell’interprete più consapevole, ma anche più coraggioso. Molte sono le canzoni “radiofoniche” presenti nell’album, a cominciare da Atlantico che dà il titolo al disco. In Mille lire si sente in modo preponderante la produzione di Takagi & Ketra. Il mood è leggero ma meno banale di altri brani prodotti dalla coppia. Ne La casa azul interviene addirittura Adriano Celentano per un piccolo cameo che impreziosisce ancor di più una canzone dalle sonorità multietniche e caratterizzata da una grande contaminazione (anche linguistica). Queste sonorità latineggianti tornano anche in Buona vita, uno dei singoli che ha anticipato l’album. L’altro singolo estratto, Voglio, racconta invece l’altra anima del disco: l’electropop. Non mancano ballad in perfetto stile “mengoniano”, come Dialogo tra due pazzi o La ragione del mondo, in cui il cantante può liberare la sua voce istrionica. Colpisce Amalia, un tributo al fado cantata con Vanessa Da Mata & Selton. In Muhammad Ali racconta la voglia di farcela nonostante tutto, e il grande campione è metafora di una “vita sul ring”. Rivoluzione lo è ma non solo nel titolo, soprattutto nelle sonorità, e può contare anche su un ritornello che s’imprime subito in testa. Nel complesso, un ottimo disco. Un lavoro che segna una transizione artistica che fa ben sperare. Estremamente interessanti le numerose contaminazioni: suoni, lingue e generi che imprimono ai brani una cifra di apprezzata originalità. Atlantico apre le porte a una meritata carriera internazionale. Mengoni resta una delle voci più riconoscibili della nuova musica italiana, dominata tristemente da talent e omologazione artistica. L’ex stella di X Factor è ora un interprete maturo pronto a spiccare il volo verso l’olimpo dei big della nostra musica. Il viaggio è ancora relativamente lungo, ma Atlantico segna un’ottima tappa.

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