68 (Till The End) – La vera forza di Ernia

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By Matteo Squillace
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“Il percorso di questi ultimi due anni si è concluso, presto vedrete un nuovo Ernia. 68 è stato il mio manifesto, questa riedizione è una celebrazione del lavoro fatto e un ponte verso il mio prossimo progetto”. Sono uscite oggi, 5 aprile, le 7 tracce – tutte inedite – di 68 (Till The End), riedizione deluxe dell’album di esordio di Matteo Professione, in arte Ernia. Spesso si abusa dell’aggettivo “eclettico”, ma è quello che meglio casca sulle spalle del rapper milanese, che durante la presentazione alla stampa del disco ha dichiarato di aver fatto un primo passo fuori dalla sua comfort zone, provando sonorità e approcci differenti in base ai beat che si è trovato davanti, confezionati per l’occasione da Marz, Zef e Mr. Monkey.

Ernia sa bene chi è e dove sta andando, anche se ascoltando con attenzione 68 (Till The End) forse nemmeno lui si è accorto di aver raggiunto già una dimensione artistica preclusa a una buona fetta di personaggi che popolano il panorama musicale italiano. Ad ogni fermata di 68 (Till The End) Ernia cambia registro a piacimento: è risoluto nell’incasellare punchline a raffica in Lewandowski VI, si cala in una dimensione intima e fortemente personale per Ti ho perso, mischia bragging e citazioni in quattro quarti quando si preme play e si sente partire Il Mondo Chico, dove divide la traccia con un Lazza in stato di grazia. Quella che non cambia mai è la cifra stilistica che lo ha fin da subito identificato e reso riconoscibile al pubblico. L’ennesima conferma che Ernia sa cambiare, ma solo e dannatamente in meglio. Ed è proprio qui che sta la sua forza.