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By Lorenzo Sabatini
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Dagli esordi come attrice nel leggendario spot della Sip con il tormentone telefonico di fine anni Ottanta “Mi ami? Ma quanto mi ami?…” Yvonne Sciò non si è fermata mai. Ha il volto di una bambola di porcellana, il corpo di una top model e un innato senso dello stile (ama molto il boho-chic). Nella vita da jet-set che condivide sul suo imperdibile profilo Instagram Yvonne non perde mai un’occasione per schierarsi con le donne come lei: audaci, multitasking e colte. Ne ha dato prova con il documentario Seven Women – da lei prodotto e diretto – presentato al Festival Internazionale del Documentario a Milano lo scorso ottobre e trasmesso poi in esclusiva da Sky Arte. L’abbiamo intervistata in esclusiva per farci raccontare qualcosa in più sul suo mondo e sul suo presente.

Partiamo grazie a uno spunto dalla tua seconda impresa dietro la macchina da regia, Seven Women. Parli di come le donne sappiano trasformare le difficoltà in opportunità. Un messaggio di speranza in una società evidentemente ancora fuori norma. Cosa ha imparato oggi Yvonne come donna?

Ho imparato che non bisogna mai abbattersi, anche quando le cose sono più difficili. Grazie a questo film, che è la mia seconda esperienza da regista, e alle donne che ho incontrato, ho imparato a guardare oltre e ad andare avanti seguendo le proprie ispirazioni.

 

Insomma delle donne si fa sempre un gran parlare, ed è un bene. Se potessi lanciare uno spunto per migliorare la condizione della donna nella società, quale consiglieresti?

Sì nell’ultimo periodo, per vari motivi, si è parlato molto di più delle donne. Penso che sia un bene perché parlarne e denunciare è sempre la cosa più importante e più giusta da fare soprattutto per abbattere quella base di ignoranza che non accetta il nuovo ruolo che la donna si è ritagliata nella società.

 

Affrontiamo ora la rappresentazione dei media in quanto tu celebrità. Oggi si parla molto di inclusività, body acceptance. Pensieri?

Accettare il proprio corpo così com’è è una grande conquista. Negli anni Ottanta e Novanta c’è stata una esasperazione nella ricerca della magrezza femminile e ricordo che quando lavoravo per  servizi  fotografici dicevano “la romana deve dimagrire”. Oggi, per fortuna, anche se non completamente, questo atteggiamento dei media o di un certo sistema nei confronti del corpo femminile è un po’ cambiato e anche corpi più morbidi vengono maggiormente accettati soprattutto anche grazie alle campagne di informazione. 

Qual è il tuo rapporto con i social media?

Tra tutti i social Instagram è sicuramente il mio preferito e mi piace fare le storie perché trovo che sia un modo molto veloce di condividere qualcosa che però dopo 24 ore si cancella: il lavoro, una mostra o un momento della tua giornata cercando però sempre di proteggere la propria parte più intima ed evitando il più possibile di esporre i propri figli. Più in generale, credo che i social siano uno strumento che ti permette, se usati nel modo giusto, di raccontare a molti anche quella parte di lavoro che fino ad oggi passava solo dalla televisione.

 

Senza svelarci troppo Yvonne, possiamo sapere se stai già pensando al tuo prossimo film?

 Sì, c’è un nuovo progetto che sta nascendo ma è ancora presto per parlarne.

 

Qual è la più grande lezione che ti hanno insegnato le tue figlie?

Mia figlia mi insegna ogni giorno delle cose vedendola crescere, ascoltando i suoi ragionamenti e spero di riuscire fare la stessa cosa per lei. Cresciamo insieme ed è un viaggio meraviglioso.

Adesso facci sognare. Le nostre lettrici vorranno certamente carpire qualche tuo segreto per essere così bella. Routine di allenamento? Alimentazione?

In realtà un segreto vero non c’è. Ho praticato yoga per molti anni e poi per un periodo mi sono completamente fermata. Adesso ho ripreso regolarmente e cerco di essere disciplinata con le varie routine di ashtanga, aerial yoga, pilates, ma anche la meditazione mi aiuta molto. Mi fa vedere le cose anche da un altro punto di vista. Ho un metabolismo molto accelerato, mangio di tutto e ogni tanto non disdegno un bicchiere di vino. Non bevo molti caffè ma spesso bevo acqua calda.

 

Ritornando e concludendo sulle donne, chi è la donna che finora ti ha maggiormente ispirata?

 Ci sono molte donne che mi ispirano e che mi danno grande coraggio: lepiù forti sono quelle che crescono i figli da sole e lottano ogni giorno. Poi ci sono quelle che ti ispirano in modo diverso:  Madre Teresa, Misia Sert, Elsa Schiaparelli, Ornella Vanoni per le sue canoni, ma anche mia madre e mia nonna che mi hanno insegnato cose differenti ma sempre speciali.