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By Fabrizio Imas
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Valentina Chico è reduce da un’esperienze che non si dimentica facilmente: l’attrice romana è stata infatti una delle protagoniste dello spettacolo La bastarda di Istanbul, andato in scena alla Sala Umberto di Roma. L’attrice de Mario e il mago ha condiviso il palco con Serra Ylmaz, nota per i suoi personaggi iconici nei film del suo conterraneo Ozpetek. Il tema trattato è il genocidio del popolo armeno. Un’intrigante storia famigliare tutta al femminile, condita di colpi di scena.

Intanto dimmi del tuo cognome: lo si legge in italiano o in spagnolo?

Me lo chiedono sempre: in effetti ho dei parenti emigrati in Argentina, però lo si legge all’italiana.

 

Cosa vuol dire per te fare il mestiere di attrice?

Il tutto è iniziato molto presto all’età di diciassette anni, prima col teatro e poi con il cinema. La sensazione di quando sono salita per la prima volta su di un palcoscenico è stata proprio quella di essere in luogo protetto dove potermi esprimere senza essere giudicata. Devo aggiungere che, con una storia famigliare alle spalle piuttosto complicata e dopo il divorzio burrascoso dei miei genitori, grazie al teatro ho potuto esprimere tutta la rabbia e tutti quei sentimenti che mi ero tenuta dentro durante l’infanzia.

Ti dividi tra cinema, fiction e teatro. Qual è il tuo primo amore?

Essendo entrate tutte contemporaneamente queste arti nella mia vita mi trovo davvero in difficoltà a doverne scegliere una, sono tre tipi di magia che si svolgono in luoghi diversi ma che amo alla follia. Se guardo la mia carriera fino ad oggi devo dire che il fil rouge che la lega è sicuramente il teatro.

 

“La bastarda di Istanbul” alla Sala Umberto: ci sei arrivata tramite provino? Conoscevi già Serra Yilmaz, musa di Ozpetek?

È uno spettacolo super collaudato giunto al quarto anno di tournèe. Ora siamo nella mia terra ovvero a Roma, collaboro con questa compagnia fiorentina da più di quindici anni quindi Serra è una mia collega da altrettanto tempo. Insieme a questo spettacolo portiamo in scena da cinque anni L’ultimo Harem con cui siamo andati anche ad Istanbul e Ankara. Per me avere Serra sul palco è una garanzia d’intesa.

Parlami del tuo ruolo.

Io sarei per l’appunto la madre di una delle protagoniste ed una delle quattro sorelle di una famiglia tutta al femminile. La storia si evolve all’interno di una Istanbul in continua crescita e fermento: la vicenda si colloca agli inizi del Duemila, anni prima rispetto al regime di Erdogan. Il mio è un personaggio provocatorio, dal look appariscente: non tanto per provocare ma quanto per sfidare con disinvoltura gli sguardi altrui.

 

Professionalmente parlando, qual è l’errore che non rifaresti?

Forse avrei dovuto fidarmi meno e difendere la mia professione, ma sono fortunata perché la mia troppa sincerità mi ha sempre portato ad incontrare persone simili a me.

 

Invece c’è qualcuno che devi ringraziare o a cui ti sei ispirata?

Ci sono sicuramente dei maestri che devo ringraziare: il mio insegnante di musica, poi Stefano Benni e Virna Lisa con cui ho lavorato in Và dove ti porta il cuore di Cristina Comencini. E ovviamente Serra, che reputo un modello di vita e una donna unica.