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By Redazione
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Tre donne determinate che hanno in comune la passione per quello che fanno. Micol Ronchi, playmate nel Dna, attrice e speaker radiofonica; Drunkenrabbit (alias Linda Ferrari), illustratrice, pittrice, mamma e creatrice di gioielli; Chiara Pagano, comunicatrice milanese con il pallino per le sfide impossibili.

Ti guardi allo specchio e cosa vedi? Come ti piace raccontarti? E cosa fai?

Micol: Ultimamente quando mi guardo allo specchio trovo qualcosa di curioso:  una persona che non conosco, ma che vorrei conoscere. Dopo anni passati a ignorarmi sono arrivata alla conclusione che sì, mi piacerebbe conoscermi. Non so quale sia il modo migliore per raccontarmi, forse con i gesti, coi fatti. Da vera sovversiva sogno di riuscire a praticare la gentilezza, come stile di vita.

Drunkenrabbit: Vedo Linda. A volte mi guardo e penso a quanto mia madre abbia azzeccato il mio nome. Pulita, trasparente. Sono esattamente come la gente mi vede. Mi piace giocare secondo le regole. Disegno gioielli – Drunken Jewelry – che faccio poi realizzare dalle sapienti mani dei miei orafi. Sono una pittrice, plasmo quadri che nascondono simbolismi e soluzioni sotto gli occhi di tutti. Ricamo, come Penelope tesseva pazientemente la sua tela. Me lo ha insegnato mia nonna, è un gesto ancestrale che mi porta lontana. Ricamo su carta fatta a mano. Sono illustratrice…va bene basta mi fermo qui!

Chiara: Sono uno spirito indefinito, sempre in continua evoluzione. Una persona che ama accettare nuove scommesse, mettendosi sempre in discussione, ciò mi fa sentire viva. Da qui, la voglia di investire sulle mie idee e sul mio nuovo progetto di promozione della mia location per shooting fotografici, riprese cinematografiche, videoclip musicali e pubblicità. Provengo dal mondo della comunicazione, in particolare dall’attività di ufficio stampa ed organizzazione eventi che però non ho mai abbandonato del tutto.

Le tue passioni per le quali non scenderesti mai a compromessi nella vita?

M: La parola. Non censurerei mai quello che le mie parole vorrebbero raccontare. Posso edulcorarle, ammorbidirle, ma mai cancellarle, zittirle, annullarle.

D: Il mio talento credo sia anche il mio grosso limite: la poliedricità. Dovrei essere 5 donne ma purtroppo non posso fare tutto. Posso dire che le mie passioni sono il mio lavoro, il mio mestiere, ed è naturale, se si vuole rendere una passione il proprio mestiere, scendere a compromessi. Le persone coerenti dicono che non si dovrebbe fare, ma quando ti chiedono la tela dello stesso punto di colore del divano e tu assecondi i desideri del cliente non sei un artista venduto: semplicemente devi pagare le bollette. Se la passione diventa lavoro si deve scendere a compromessi. La vita dopotutto è un compromesso. L’unica cosa per cui non accetterei mai di scendere a patti è la mia famiglia. Il mio compagno e mio figlio sono sacri e intoccabili. E gli amici. Quelli veri, quelli che si contano su una mano.

C: Credo che parlare di talento, nel mio caso, non sia proprio la parola più adatta. Penso che la parola più corretta sia determinazione. Quella che mi porta a bussare a tutte le porte che trovo, senza mai scoraggiarmi perché confido nelle mie capacità e nel mio background, senza mai tradire la persona che sono e i miei valori. Prima o poi, tra tutte quelle porte, qualcuna si aprirà.

Qual è stato il tuo percorso e quali sono i tuoi interessi? Coincidono con la tua attività?

M: Sono partita incontrando tante bizzarre coincidenze. Talmente bizzarre che non mi dispiacerebbe raccontarle tutte in un libro, prima o poi. Coincidenze e gaffe incredibili. Modestamente sono quella che è riuscita a chiedere a Gabriele Salvatores che lavoro facesse e se avesse mai fatto film che avrei potuto vedere al cinema. Gaffe e coincidenze che effettivamente coincidono con la mia attività, col mio percorso da speaker radiofonica, attrice e modella.

D: Il mio percorso è stato intriso di domande. Chi sono? Dove vado? Che ne sarà di me? Dov’è il mio posto? Eppure tramite queste domande non riuscivo a trovare un posto nel mondo adatto a me. Mi sono sempre sentita un’outsider. E mentre non mi omologavo mai, crescevo. Preferivo stare in disparte e poi vincevo su quelli accettati dalla società. Questo per raccontare il mio percorso. Per ricongiungerci al discorso, i miei interessi non coincidono con la mia attività: sono una commessa part-time e con quella gloriosa mezza giornata libera riesco a gestire bambino, ricami, spesa, dipinti, fidanzato, gioielli, bollette, performance. E in qualche modo assurdo tutto questo funziona alla grande.

C: I miei studi sono stati abbastanza lineari. Quando ero piccola volevo fare la giornalista ma mio padre mi ha sempre detto “con il giornalismo non si mangia”. Così, pur di non rinunciare a scrivere, mi sono specializzata nell’attività di ufficio stampa. E per divertirmi un po’ di più, negli anni ho aggiunto anche l’organizzazione di eventi che spaziano dal convegno alla mostra d’arte, dal lancio di un prodotto a un road show. Posso dire serenamente che ho studiato per fare ciò che mi piace. E adesso la mia nuova scommessa: casa mia a Milano come location di design per shooting fotografici, riprese cinematografiche, pubblicità, videoclip musicali. Oltre a questo, il mio tempo libero lo impiego tra letture, mostre, cinema e la mia adorata e numerosa famiglia pelosa: cane, gatti e cincillà.

Guardandoti indietro, cambieresti qualcosa della tua vita? E come ti vedi proiettata nel futuro? Secondo te, c’è un futuro per i giovani in questo paese?

M: Il futuro per me è un’enorme incognita. Non so rispondere a questa domanda e va bene così: spero sia una sorpresa. E non amo scartare le sorprese prima del tempo. C’è spazio per i giovani? Sì. Certo, questo non è un paese che accoglie a braccia aperte idee e freschezza, non è un paese per donne, eppure andiamo avanti, lottando più che mai.

D: Di primo acchito sì. Resterei a San Francisco (dove mi trasferii per una manciata di mesi 10 anni fa), continuerei con le internship con gallerie d’arte e….sarei mai felice? Non avrei mio figlio, il mio compagno che amo da morire. Non cambierei una virgola di quello che ho fatto nella mia vita. Cazzate comprese. Non so come mi vedo nel futuro. Mi sogno grande artista contemporanea, oppure proprietaria di un negozio vintage che fa anche yoga e muffin. Credo che ogni cosa fatta con impegno, amore e passione tanto male in futuro non possa uscire. All’ultima domanda risponderei con una parolaccia. Sì, perché è una domanda che fanno tutti. E mi fa molto arrabbiare. No. La risposta è lapalissianamente no. Siamo nel paese dei dinosauri. Ma siamo anche noi che possiamo cambiare le cose. Vogliamo cambiarle davvero le cose?

C: Direi che tutto sommato, io sono il risultato di quello che ho vissuto nel passato, nel bene e nel male. Per cui credo che non cambierei nulla. Forse, pensandoci bene, mi sarebbe piaciuto essere meno disponibile per persone che poi si sono rivelate una delusione. Ma anche questo fa parte delle fregature della vita e va bene così. Pensando al futuro, spero di rimanere così, spensierata. Perché è cosi che deve essere. Voglio credere che in Italia ci sia ancora un futuro. Non si corre alcun rischio, nessuna fuga. Il mio cervello rimane qua.

Ph: Reflex Studio
Model: Micol Ronchi
Jewels: Drunkenrabbit
Location: Attico Cap

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