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By Lorenzo Sabatini
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Stefano Sacchi, dopo aver lavorato nel campo  della formazione e come insegnante, ha un’esperienza ventennale nella pianificazione, processi di produzione, marketing, merchandising, licensing e co-branding. È stato CEO del brand Giuliano Fujiwara, associato alla Camera Nazionale della Moda Italiana, per il quale ha eseguito il riposizionamento tramite una strategia di heritage marketing. Attualmente è consulente per diversi brand e docente di Fashion Buying, Visual Merchandising, Branding e Marketing presso Accademia del Lusso a Milano.

Appassionato d’arte e di design, è autore con Andrea Balconi di Modaterapia (Salani, 2013), con Paolo Lucci di Brand Jamming (FrancoAngeli, 2014), di Fashion Puzzle. Come comporre un’offerta di successo nella moda (FrancoAngeli, 2015) e del saggio Il fascino indiscreto della scarsità (FrancoAngeli, 2016). Ha recentemente pubblicato “Improvvisamente… L’abito scorso”, che esplora il vintage style e le limited edition in quanto attuali scelte prioritarie del merchandising nella moda. La prefazione del libro è di Marisa Berenson, leggendaria attrice ed ex-modella statunitense.

 

C’è un senso paterno e di empatia quando un uomo decide di spartire la sua invidiabile esperienza con le generazioni future. Mi corregga se sbaglio. Da dove nasce il suo desiderio di condividere in un ambiente dove spesso tutti sono gelosi della loro rete di contatti e delle proprie risorse? 

Mi ritengo, senza esagerazioni, una persona generosa che trae piacere dal confronto e dalla condivisione di nozioni ed esperienze. Non scrivo romanzi con contenuti troppo personali o intimi, per cui i miei libri sono solo il frutto del mio lavoro di consulente e insegnante. Proprio dalla formazione deriva una costante interfaccia che mi permette anche di capire ciò che è lontano dal mio gusto personale. La gelosia professionale è un sentimento che non mi appartiene, la trovo stupida e controproducente sopratutto in un settore dove l’assenza di una vera ricerca e la poca novità sono ormai divenute delle costanti. Ciò di cui parlo nel mio ultimo libro rappresenta lo specchio del sentimento del gusto comune in bilico tra un passato a tratti glorioso, un presente frammentario e un futuro inimmaginabile… L’unica certezza rimane la reinterpretazione postmoderna in chiave contemporanea del “già vissuto” che caratterizza il nostro modo di vivere fatto di  legami solidi e contenuti rassicuranti.

La prefazione del suo libro è scritta da una leggenda, Marisa Berenson. Siete amici? Ci vuole raccontare come è nata questa collaborazione?

Ho incontrato Marisa Berenson, attrice di fama internazionale e nipote di Elsa Schiaparelli, a Parigi lo scorso anno grazie a comuni conoscenti. Abbiamo parlato a lungo e siamo rimasti in contatto via mail. Di lei mi ha affascinato oltre all indubbia  classe ed eleganza, l’immediata disponibilità a scrivere la prefazione del libro.  Dopo poche settimane, quando temevo  non si sarebbe ricordata neppure di me, ho ricevuto il testo contenente la sua personale e assoluta idea circa il  fascino che il passato (sopratutto nella moda) ha sempre esercitato su di lei. La sua prefazione insieme alla citazione di Proust, che apre l’introduzione, sono le migliori premesse per un libro sul Vintage e sullo stile che da esso deriva.

I beni lifestyle e di come i merchandiser e i buyer debbano saperli veicolare in un nuovo contesto dove conta più lo stile di vita rispetto allo status symbol è uno dei concetti cardine del suo ultimo libro. Può gentilmente spiegare ai nostri lettori cosa sta cambiando nell’offerta degli stores?

Il settore della moda e del lusso ha modificato negli anni il suo aspetto, muovendosi verso una direzione più attenta allo stile di vita, piuttosto che agli status symbol da esibire. La rilevanza del retail insieme a un individualismo crescente del consumatore, espresso da desiderio di unicità e da una certa riluttanza per il “total look preconfezionato”, hanno originato i fenomeni delle edizioni limitate e dei progetti di recupero fantasioso del passato, attraverso lo stile vintage e la logica del mix and match. Quindi ha sicuramente più senso parlare di Lifestyle. Il consumatore ricerca un suo personalissimo stile creando un mosaico di elementi che meglio lo rappresentano (moda, cibo, musica, libri, località di vacanza, ecc…)con uno spirito esperienziale e ludico che porta anche i soggetti con elevata potenzialità finanziaria a compiacersi dell’affare fatto spendendo cifre ridicole. Mixando così fast fashion ad articoli iconici dei più prestigiosi brand.

 Cosa comporta in termini di marketing un mercato consumer-oriented?

Il consumatore oggi è il centro del mercato, è diventato critico e informatissimo, si affaccia su tutti i social network dove condivide contenuti e giudizi. Definisce con il suo comportamento un consumo maggiormente creativo, attento ad aspetti sempre meno tangibili, ma al tempo stesso coerenti con i valori proposti dai brand, che solo i beni lifestyle, capaci di esprimere un modo di essere, possono garantire. Lo stile vintage, il marketing nostalgico, il su misura e le limited edition tanto cari ai moderni consumatori devono essere attentamente considerati all’interno degli schemi operativi delle attività di merchandising e buying che non possono ormai prescindere dall’evoluzione di un mercato “clientecentrico”.

]5 anni dal suo intervento sulle strategie di Heritage Marketing al Fashion Global Summit di Firenze, negli anni successivi ha pubblicato un libro ogni anno fino all’anno in corso. Lei è inarrestabile. Progetti in cantiere?

Esiste in realtà un filo rosso che lega tutte le mie pubblicazioni sin dal primo testo “Modaterapia” scritto con Andrea Balconi. In quel saggio del 2013 trattavamo la moda come modalità per acquisire un certo benessere individuale attraverso la riscoperta  della consapevolezza di sé e della cultura del gusto… Oggi dovrei riscriverlo e intitolarlo ai “peccati capitali della moda” che contraddistinguono un cattivo gusto dilagante. In tutti i miei testi anche in quelli più tecnici sull’heritage marketing  o in quest’ultimo sullo stile vintage ho sempre indotto il lettore a recuperare informazioni dal passato per poi reinterpretarle nel presente perché il proprio stile, al pari del talento, è una virtù da coltivare con passione, conoscenza e…leggerezza.

Un tema che mi piacerebbe affrontare?

La percezione del lusso e la sua interpretazione nei diversi paesi, secondo differenti culture, ma è solo un’idea…