Simone Di Crescenzo: il nuovo volto della divulgazione musicale

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Pianista, musicologo, didatta ed ora anche autore e conduttore televisivo: queste alcune delle sfaccettature dell’incessante attività artistico-culturale di Simone Di Crescenzo, che abbiamo incontrato per un’intervista a seguito della messa in onda del suo nuovo programma, realizzato per Classica HD e andato in onda sul canale 136 di Sky. Il format, da lui ideato e curato in tutte le sue parti, si intitola Il Belcanto ed è stato interamente girato nelle splendide sale del Museo del Teatro alla Scala di Milano, con la preziosa collaborazione di un’ospite d’eccezione: Mariella Devia, una delle maggiori cantanti liriche degli ultimi decenni. Una produzione che ha messo in luce le qualità comunicative del suo autore, che da sempre affianca l’esperienza di concertista a quella di instancabile studioso e ricercatore.

Questo ed altri progetti futuri testimoniano il desiderio di Simone Di Crescenzo di condividere e diffondere quanto più possibile le proprie conoscenze ed esperienze, maturate nel corso di più di dieci anni di intenso lavoro e dedizione, utilizzando anche modalità alternative quali la televisione e la radio. Scopo dell’operazione, che si spera possa avere un ampio seguito, è di coinvolgere ed appassionare non solo i cultori e gli specialisti ma anche e soprattutto le nuove generazioni.


Simone, vuoi raccontarci come nasce l’idea del programma?


Il programma è nato dalla constatazione che alcuni fra i più importanti compositori italiani di tutti i tempi continuino a rimanere un po’ in disparte rispetto ad altri e a non essere ancora popolari agli occhi del grande pubblico. Da qui la volontà di raccontarli sul piccolo schermo attraverso un nuovo format in cui sono stati associati filmati di repertorio ai miei racconti e alle interviste ad una delle più grandi cantanti liriche degli ultimi decenni, Mariella Devia. Ho proposto a Classica HD di realizzare una miniserie dedicata al Belcanto italiano, un argomento che mancava nel palinsesto della rete. La redazione ha accettato con entusiasmo di mettere in onda il programma e mi ha affidato l’intera responsabilità artistica del progetto: dalla scrittura dei contenuti, fino alle scelte musicali e di montaggio. È stato un lavoro complesso ed impegnativo, ma posso ritenermi soddisfatto del risultato. 

 

 

Dal palcoscenico al set di un programma televisivo, girato interamente all’interno del Museo Teatrale alla Scala: il feeling con le telecamere è scattato subito?

 

Direi di si: mi sono sentito totalmente a mio agio di fronte alle telecamere e il feeling è stato immediato. Certamente la location aiutava molto: la ricchezza e l’importanza del Museo del Teatro alla Scala hanno contribuito a creare l’atmosfera giusta. La cornice in cui abbiamo svolto le riprese era perfettamente coniugata con i contenuti trattati nel programma, quindi l’ambientazione è stata naturale. Mi sentivo in un certo senso guidato e protetto dai ‘numi tutelari’ presenti in questo scrigno sacro di tesori. Posso dire che mi sono divertito molto durante le riprese e che è stato un debutto televisivo assolutamente entusiasmante. Spero vivamente che ci sia quindi un seguito in questa direzione. Come ho detto anche in altre interviste se si vuole arrivare ad un pubblico nuovo, e quindi ai giovani, è necessario che siano i giovani a parlare in prima persona. Con il massimo rispetto per le generazioni che ci hanno preceduto e per il loro lavoro, credo sia arrivato il momento di sdoganare il modello divulgativo legato all’opera e alla musica colta con studiosi attempati e lontani da quel linguaggio che può essere recepito dai più giovani. Certamente da parte nostra è necessaria una grande preparazione, studio, approfondimento e dedizione totale: non è un mestiere che si può improvvisare; di amateurs nel settore ne abbiamo avuti abbastanza…

Durante il programma, assieme a Mariella Devia, avete sviscerato la vita e la produzione artistica di tre Maestri assoluti come Rossini, Bellini e Donizetti: a tuo avviso, qual è il minimo comun denominatore che lega questi artisti?

Questi tre compositori sono considerati i tre massimi esponenti del Belcanto italiano del primo ‘800 e quindi sono accomunati da quei tratti espressivi e linguistici tipici del belcantismo dell’ultimo periodo. Lo slancio melodico, l’orchestrazione ricca, la massima espansione della vocalità e la ricerca di una teatralità nuova e meno autocelebrativa di quella Barocca. Certamente Rossini rappresenta uno spartiacque fra antico e moderno. Una grande insegnante di canto di scuola ottocentesca mi disse una volta: “la tecnica del canto ‘moderno’ è iniziata con Rossini e il suo teatro…” A seguire sia Bellini che Donizetti hanno continuato su questa impronta lasciata dal grande Maestro, espandendo l’uno maggiormente la creazione espressiva e l’altro quella teatrale. 



Che idea ti sei fatto della ricezione da parte del pubblico del melodramma italiano del primo Ottocento?

Secondo il mio punto di vista è un repertorio che il pubblico ama molto. Certamente non è facile da mettere in scena oggi, in un momento in cui la grande scuola di canto italiana è quasi scomparsa del tutto, assorbita da modelli diversi che con il Belcanto hanno molto poco a che fare. Non si tratta di un discorso campanilistico, ma strettamente culturale. Il Belcanto è nato in Italia e si è tramandato per molto tempo attraverso una lunga tradizione legata non solo ad aspetti tecnico-musicali ma anche linguistici e stilistici. Il gusto per il ‘bello classico’ è una conditio sine qua non per comprendere a fondo questo linguaggio musicale, la sua poetica e le sue potenzialità espressive. Belcanto è sempre e comunque celebrazione della bellezza, parlando in senso estetico-filosofico, e non può prescindere da questa condizione generale, che ne costituisce l’ossatura ed il fondamento.  Oggi quindi rappresenta un modo per evadere e per appagare il bisogno dell’uomo di entrare in connessione profonda con le proprie emozioni e i propri sentimenti.

 

Un altro potente strumento di fruizione, per la musica, sono gli streaming: un programma radio interamente dedicato al Belcanto è nei tuoi progetti?

Ho condotto una rubrica radiofonica per la Radio Svizzera Italiana dal titolo “L’altra primadonna”, dedicata proprio al Belcanto. Mi piace molto lavorare in radio e sicuramente un programma interamente dedicato sarebbe pane per i miei denti. Anche in questo caso occorre che prima di tutto ci sia un interesse da parte delle reti a produrre questo tipo di contenuti. 


Non solo interprete, ma anche studioso e responsabile artistico di festival ed eventi: oggi, entrati in questi nuovi anni ‘20, quali strade può prendere il Belcanto per farsi conoscere a un pubblico sempre maggiore?

Come ho cercato di spiegare prima, credo che innanzitutto si dovrebbe tornare a credere in questa fede nel ‘bello’, senza aver paura di essere fuori moda o fuori dal tempo. La bellezza non è mai anacronistica poiché è un prodotto della nostra stessa anima, quindi non è mai desueta. Da qui credo che il Belcanto debba poi espandersi ad altri media, come appunto la televisione, per avere un pubblico sempre maggiore. Un altro grande strumento di diffusione sarebbe il cinema: avrei almeno 3-4 soggetti da sottoporre ad un produttore su questi argomenti. Noto che si continuano a produrre film di cui francamente si potrebbe fare a men mentre vengono ancora trascurati argomenti che potrebbero attrarre un pubblico trasversale. Sto aspettando il momento giusto per intercettare qualche produttore lungimirante o qualche regista originale che possa essere interessato a queste tematiche.

 

Mariella Devia. Che compagna di viaggio è stata?

Una compagna di viaggio splendida, accorta ed entusiasta del progetto. Il nostro incontro è stato per me fonte di grande ispirazione: abbiamo avuto modo di approfondire insieme diverso argomenti di cui mi occupo da tempo. Ricevere alcune informazioni dall’alto della sua esperienza è stato davvero prezioso. Durante le riprese ci siamo divertiti molto, lei era perfettamente a suo agio nell’ambiente e nei discorsi che abbiamo affrontato.

Per Simone Di Crescenzo

Photo: Marco Impallomeni
Outfit: Canali, Facis
Make up: Teatro alla Scala
Hair Stylist: Galimberti Hair & Beauty
Location: Museo del Teatro alla Scala