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“Boys, boys, boys…”. Un motivetto scolpito nella mente di chiunque abbia in qualche modo attraversato gli anni ’80. Una canzone che riuscì a spopolare persino in Gran Bretagna, rimanendo per settimane sul podio delle classifiche al fianco di Michael Jackson e Madonna. Sono passati oltre trent’anni da quella bollente estate, ma di certo è impossibile dimenticarsi di Sabrina Salerno. Icona di un’epoca e non solo, bellezza tutta italiana che oggi ha intrapreso una nuova carriera in Francia: Sabrina nasce a Genova e inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo vincendo il titolo di Miss Liguria. Sarà però il suo incontro con il produttore musicale Claudio Cecchetto, produttore del suo primo singolo Sexy Girl, a sancire l’inizio della sua folgorante carriera.

Nell’estate del 1987 esce il suo primo album Sabrina, che grazie a Boys e altre hit si colloca al primo posto nelle classifiche europee e sudamericane. Qui nasce la Sabrina sex symbol capace di sedurre non solo l’Italia ma anche il resto del mondo. La Salerno vende oltre 20 milioni di dischi in tutto il mondo, collezionando dischi d’oro e di platino, copertine e apparizioni cinematografiche. Nel 1991 si esibisce in coppia con Jo Squillo al Festival di Sanremo con la canzone Siamo donne, che viene poi inclusa nel terzo album Over the pop. Agli inizi dei Duemila è la Francia ad accoglierla: è lì che Sabrina sceglie di vivere, lavorare e costruire la sua famiglia. Un marito, l’imprenditore Enrico Monti, e un figlio che è riuscito a cambiarla, facendole vedere le cose sotto tutta un’altra luce.

Sabrina, sei tra le poche a poter dire di essere oltre che un’icona sexy anche un simbolo per la comunità LGBT: secondo te perché? Inoltre ricordiamo che il 9 giugno sarai la super ospite del Gay Pride di Roma.

La cosa non può che farmi piacere. Ci sono tanti fattori che fanno sì che questo accada: dall’immagine alla musica al contatto con il pubblico.

Se dovessi scegliere tra Festival di Sanremo ed Eurovision Song Contest, dove ti esibiresti?

Siccome al Festival ci sono già andata con Siamo donne insieme a Jo Squillo, opto per l’Eurovision Song Contest, dove non mi sono mai esibita.

Sei diventata super popolare anche in Francia: come sei riuscita a farti apprezzare anche qui?

Lavoro in Francia da dieci anni e continuo a proporre i miei successi grazie a Stars 80, un format consolidato di concerti che prevede una reunion di cantanti pop che hanno segnato quel periodo. Per il prossimo tour abbiamo venduto 3 milioni e mezzo di biglietti: è il più grande successo musicale francese degli ultimi anni, sempre sold out al botteghino.

C’è chi rimane fedele alla propria immagine e chi invece come te cambia e diventa più austera. Torneresti indietro?

Tu pensi che io sia austera? A me, sinceramente, non sembra…

Quanto ha cambiato la tua carriera l’essere mamma?

Essere mamma ha cambiato la mia vita e ha dato un senso completamente diverso a tutto.

C’è qualcosa che non rifaresti del tuo percorso artistico?

Certamente ma non si può tornare indietro: i rimpianti non servono

In quale momento particolare hai capito di avercela fatta?

Per come sono fatta io, non credo di essermi mai detta: “ce l’ho fatta!”.

So che hai un nuovo progetto, vuoi dirmi qualcosa?

Massimo riserbo. È tutto work in progress…