Rockef – L’anima black di Gregorio Perrucci

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By Lorenzo Sabatini
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“Sto lavorando al mio primo disco ufficiale, a due anni dall’EP Baby Blues. Sarà super internazionale, dalle sonorità ai featuring. Presto uscirà il singolo che lo anticipa, accompagnato dal video. Non posso assicurare sulla data d’uscita, perciò vi dico… tenetemi d’occhio!” Con l’entusiasmo di un bambino ricevo questa affermazione nella mail di risposta alle mie domande dal music producer tarantino Gregorio “Rockef” Perrucci.

Musica e moda rappresentano un sodalizio indissolubile: Gregorio si muove in entrambi i campi con stile e professionalità. Si trasferisce a Milano nel 2011. La passione per la musica ed, in primis, per l’hip hop, lo ha spinto fin dall’adolescenza a mettersi in gioco, creando e sperimentando attraverso le sue produzioni. Attualmente segue diversi progetti come dj, ma anche come music editor di un magazine indipendente.

Negli ultimi anni si sono concretizzati due progetti molto importanti per la sua crescita artistica: la collaborazione con Newtopia (fondata dai “comunisti col rolex” più celebri in Italia: J-Ax e Fedez) attraverso featuring con artisti del loro roster all’interno del suo EP strumentale “Baby Blues” e la realizzazione di un interludio nel film “Le leggi del desiderio” di Silvio Muccino. La sua passione, oltre la bellissima fidanzata Federica (che è una promettente creative director e fashion editor), sono le sneakers: ne colleziona tantissime, oltre alla moda dall’appeal streetwear. Da sempre è affascinato dalla cultura black: collabora con artisti americani e segue con entusiasmo la scena rap italiana.

Chance the Rapper, Rihanna, e su tutti Kanye West: cosa ne pensi del fenomeno musica rap hip-hop/fashion system? Molti del settore moda non sopportano che i cantanti siano scelti come direttori creativi di marchi di abbigliamento. Cosa c’è dietro a queste scelte secondo te?

Cantanti, attori o modelli che fanno i creative director non sono una novità. Essendo personaggi pubblici capaci di catalizzare su di loro tutta l’attenzione, naturalmente, i brand preferiscono dedicargli un ruolo decisivo!

 

In Italia parlando di rap si definisce il circuito come “scena”. Ha ancora valore oggi distinguere tra rap mainstream ed underground? Oggi gran parte della cosiddetta scena vive anche grazie a canali di comunicazione immediati come Youtube: dunque c’è molta democrazia. In sintesi, come si sta evolvendo il mondo hip-hop? Suggerimenti su qualche rapper da ascoltare?

Ho iniziato ad ascoltare rap a undici anni. Quella che tu chiami “scena” esisteva prima e io ho appreso da questa tutto quello che c’era da scoprire e imparare. Adesso è tutto inglobato nel grosso calderone della musica italiana e va bene così. Gli young gunz si stanno muovendo davvero egregiamente, grazie sopratutto al web e allo sharing. Sono molto contento di questo. Poi, ovvio, c’è anche chi fa cagare, eh! Un nome da consigliare? Laioung.

Sei un collezionista di sneakers: ci suggeriresti tre paia di scarpe must-have per l’autunno inverno 2017?

Ecco la mia personale lista dei desideri:  COMME des GARÇONS HOMME Plus x Nike Dunk,  adidas Originals EQT Support 93/1 e Nike Air Zoom Spiridon Ultra

 

Oltre all’hip-hop che genere musicale ami? 

Cambio playlist circa una volta al mese, quindi ti indico i cinque artisti presenti attualmente: Anderson .Paak, Isaiah Rashad, Post Malone, Frank Ocean e Childish Gambino.

Come è nata la tua collaborazione con il regista Silvio Muccino?

Devo dire la verità, davvero per caso. Avevamo un amico in comune, tra l’altro nel cast, che mi ha proposto di produrre una strumentale per il film. Mi è sembrata una figata perché per me era la prima volta in un contesto così grande. Il beat era una bomba: Silvio si gasò talmente tanto durante le riprese che iniziò a ballarci su! L’ambiente cinema mi piace molto, non nascondo che ci collaborerei di nuovo…

 

Mentre da dove nasce la tua fascinazione per la cultura black?

Sono affascinato dalla cultura black fin da bambino… ho appreso, copiato e fatto mio un qualcosa di davvero lontano geograficamente e dalla mia immaginazione. Non mi sento bianco per niente! 🙂