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Ha solo ventuno anni ma possiede già uno straordinario mondo interiore, fatto di colori, forme e moda.  Umile, precisa, determinata: Rebecca Coltorti.

coltortibwNasce a Spoleto – dove ad oggi risiede – e fin da bambina matura l’interesse per l’arte elaborando propri linguaggi. Frequenta l’istituto d’arte poi si sposterà a Perugia per frequentare graphic design, ma non è la sua strada e abbandona il corso. Si appassiona alla ritrattistica prima e all’illustrazione di moda poi, attirando l’interesse di Sisley – con il quale collabora e ha sviluppato una capsule collection – e numerosi redazionali esteri.

Si riconosce la tua mano, sempre, nelle opere che fai e nelle foto sulle quali vai a lavorare. E’ difficile che già alla tua età si riconosca un’impronta così forte e si noti un carattere così delineato. Le ispirazioni sono sempre suggerite da più canali. Nel tuo caso?

E’ l’immagine stessa a ispirarmi, la foto che scelgo. E’ lei a parlarmi. Io provo, sperimento, fino ad arrivare all’immagine che ho nella mente. Poi chiaramente l’arte aiuta, la conoscenza artistica. Mia zia è una restauratrice. L’arte l’ho sempre respirata, l’ho sempre portata e la porto con me.

E quali sono gli artisti che guardi più spesso e che hanno uno spazio particolare in te?

Klimt, la sensualità delle sue donne, la preziosità delle sue immagini. Ernesto Artillo, illustratore, surrealista. Quentin Jones, contemporaneo, fortissimo. Loro tre. Loro tre hanno uno spazio particolare, in mezzo a molti altri ovviamente.

Si riconosce parte del tuo mondo. Ernesto Artillo, Quentin Jones, sono dei grandi che ce l’ hanno fatta, in un campo difficile. Sono artisti, fotografi, direttori artistici. E’ difficile oggi riuscire a vivere della propria arte? In Italia e all’estero.

In Italia è difficile, molto difficile, ma ovviamente possibile. Non sempre l’illustrazione moda di un certo tipo è compresa e apprezzata, anzi, raramente. Io ho cominciato con un profilo Instagram e in seguito sono arrivate le prime collaborazioni e le prime proposte di lavoro.  Hanno cominciato a riconoscermi e apprezzarmi. All’estero è un po’ meglio la situazione, sono meno legati a classiche immagini patinate tipiche invece delle copertine dei nostri magazine. Si da più spazio alla ricerca artistica, altrove. Qui è più ferma la situazione.

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Hai cominciato a farti conoscere con Instagram, il lato positivo  dei social network, insomma. Non rappresenta un fine di vanità ma un mezzo per rendere visibile la propria arte che coincide con la professione nel tuo caso. Pubblichi quasi solamente immagini dei tuoi lavori e non ci sono praticamente fotografie tue – è molto carina! – una scelta molto differente da tante tue coetanee che invece usano il proprio aspetto per far notare la loro professionalità…

E’ voluto, chiaramente. Voglio essere riconosciuta e conosciuta per i miei disegni. Basta.

Ed è la strada che porta alla serenità, se è difficile parlare di felicità, quella di rappresentare l’interiore invece dell’esteriore?

Si, a mio avviso si, è quello che amo, è la mia vita.

I tuoi disegni sono più te di quanto non lo sia te stessa.

In un certo senso si. Se non lavoro sto male. Anche se non lo considero un lavoro. O almeno non nell’accezione più stretta del termine. E’ ciò che mi rende felice.

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Felicità, una grande conquista, il traguardo migliore. E’ anche un rifugio, l’arte, nei momenti di solitudine e sofferenza?

Certamente. L’anno scorso in seguito a una scossa di terremoto andammo tutti in strada. Mi portai dietro il pennarello che stavo utilizzando e il foglio su cui avevo iniziato il disegno. Continuai  a disegnare in strada. Ne uscì uno dei miei lavori più belli in assoluto. E più apprezzato. E’ un grande rifugio, l’arte.

Quanti ragazzi sono attratti dall’arte e si rifugiano in essa?

Non saprei, io ne ho sempre sentito la necessità. Vedo che nella moda l’arte sta tornando ad essere fondamentale, si veda Alessandro Michele il lavoro che sta facendo da Gucci. Poi chiaro, a molti non interessa. Anche se le immagini attraggono, anche quelle che meritano un attimo in più di attenzione e comprensione.

Verissimo. Parlavi di attenzione per le immagini, quali sono i colori che ti attirano?

Tutti a dire il vero. Nella vita sono sempre vestita di nero, mai più indosserei capi colorati. Nei disegni invece amo i colori, ho una forte componente pop. Il rosa mi piace molto nei miei lavori.

Che non indosseresti mai?

Mai. Assolutamente mai. -ride-.

Classico di molti artisti, vestirsi solo di nero per non interferire con i colori della propria fantasia. Progetti per il futuro?

Pubblicazioni su testate importanti, ci sto lavorando. Spero a breve di conquistare qualche spazio.

Sicuramente sarà così. Rappresenti una nuova generazione che ama l’arte più di se stessa. E questo è, semplicemente, apprezzabile e commovente.

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