Più radio, meno mainstream: Margherita Devalle

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Cuneese trapiantata a Milano, Margherita Devalle è una speaker, conduttrice e pr. Laureata allo IULM, approda a Radio Popolare nel 2016 dove da allora conduce il suo programma La Figlia del Dottore, con news e nuove uscite sui principali festival italiani e internazionali e un occhio di riguardo alle band emergenti e le new faces musicali. È stata anche host per Billboard, intervistando a Sanremo 2019 alcuni degli artisti in gara; ha condotto il Music Making Prize in collaborazione con Milano Music Week, Fimi, Pmi, Afi, Rockol e Linecheck. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per farci raccontare di questa quarantena “a microfoni spenti”, che però di certo non l’ha fermata dal portare avanti alcuni progetti personali e fare il punto su ciò che dovrà affrontare l’industria musicale italiana per ripartire.

Margherita sei una ragazza molto giovane ma hai fatto già molto in radio e non solo. Da dove nasce questa passione? Ti chiederò di più, era il tuo sogno da bambina ?

No, in realtà da piccola non ambivo a diventare una speaker, guardavo tantissima tv e per questo sono cresciuta con la generazione di MTV e RTL aspirando più che altro a quel lato di veejay che ora come ora manca e che fra l’altro sarebbe bellissimo a parer mio tornasse. Poi se ti devo dire la verità mi piaceva moltissimo Victoria Cabello con il suo Victor Victoria tanto che quando decisero di chiudere il programma scrissi un lunghissimo post sui social di allora dicendo appunto di quanto ne fossi dispiaciuta. Ma il mio amore per questo ambiente in realtà credo venga più dal fatto che ballo da quando sono piccola, passione che ho sviluppato fino a 18 anni e che ti  dirò di più, sto riscoprendo ora data questa fase di quarantena dilettandomi con delle lezioni di danza classica online.

 

Scopro leggendo di te che eravamo compagne di corso all’università: che ricordo hai di quel periodo? Ti ha aiutato per lo sviluppo della tua carriera?

Partiamo dal presupposto che io non sono solo una speaker radiofonica ma seguo anche una serie di clienti come influencer marketer e social media manager come freelance quindi sicuramente sì, le basi teoriche derivano dall’impronta universitaria. Anche l’attitudine all’attenzione nel leggere o nel vedere un film arrivano dagli studi universitari così come sempre da lì sono nate amicizie che poi si sono trasformate in parallelo in collaborazioni lavorative.

 

Ormai siamo tutti super tecnologici e con noi la musica, ormai associata sempre più a piattaforme come Spotify e sempre meno ai cari vecchi cd. Come vedi tu questo cambiamento?

Al termine cambiamento conferisco sempre un’accezione negativa, un qualcosa che mi piaceva in un modo ed è cambiato.  Ritengo sia più un’evoluzione: nel campo musicale la nascita di queste  piattaforme e con esse lo sviluppo di una fruizione nuova ha rappresentato un miglioramento. Ovviamente anche lo streaming pro e contro. Chi era abituato al disco è andato a modificare le sue abitudini ascoltando magari solo alcune tracce, favorendo le nuove uscite e di artisti sempre diversi o l’artista stesso può diventare un fenomeno producendo solo due/tre pezzi. Certo poi se guardiamo il punto di vista delle industrie discografiche lì spetta a loro mettersi al passo con un qualcosa a cui non erano abituati, ma è solo una questione di tempo. Quindi sì, se devo darti la risposta definitiva io penso che questo cambiamento sia più che positivo.

A Radio Popolare con La Figlia Del Dottore ti occupi di festival a livello italiano e mondiale, io stessa sono una fervida appassionata del genere soprattutto quando si parla di Olanda. Che differenza trovi ci sia fra Italia e Europa o comunque nel mondo in generale?

Innanzitutto c’è una difficoltà incredibile nel mercato italiano a realizzare festival a partire dalle istituzioni che non danno la possibilità di sviluppare determinati progetti; gli artisti stranieri trovano difficoltà ad arrivare in Italia durante i propri tour sia per le leggi che per i costi elevatissimi che non si possono sostenere. L’altro fattore dipende invece dal pubblico: in Italia solo ora stiamo cominciando ad apprezzare questo tipo di format musicale e le possibilità che offre. Ti faccio l’esempio di due festival top che abbiamo in Europa diversissimi fra loro, Primavera Sound e Sziget Festival. Entrambi sono una macchina pazzesca e perfetta dove ci sono food area incredibili, tutto è organizzato nei minimi dettagli, ma uno è indie con una ricerca musicale che ha permesso di lanciare svariati artisti mentre l’altro è super mainstream con un palco interamente dedicato solo alla musica italiana e allo stesso tempo una valanga di artisti internazionali accompagnati da una serie di “attività” che lo rendo più un parco giochi se così possiamo definirlo. Una delle differenze si cela proprio qui: allo Sziget ci puoi andare mettendo la musica anche fra gli ultimi posti, ti puoi fare la vacanza scanzonata con gli amici divertendoti fra una lezione di yoga e un matrimonio mentre ad un Primavera si ti puoi divertire ma comunque il mood resta quello prettamente musicale. Non ci vai solo per farti un giro.  

Per rimanere in tema e per quando torneremo alla normalità: se ti dovessi chiedere 5 festival imperdibili?

Al primo posto assolutamente lui, il festival-non festival nel deserto del Nevada, il Burning Man; non ci sono mai stata ma credo che una volta nella vita si debba fare, unico nel suo genere, indescrivibile perché autoprodotto in tutte le sue sfaccettature. Un altro che secondo me merita di essere vissuto è il Levitation che si svolge a Austin in Texas nel mese di ottobre: tutta musica psichedelica pazzesca. Restando sempre in Texas ti segnalo South by Southwest, un mix fra musica, tecnologia e film, quest’anno cancellato a causa del Covid-19.  Chiaramente non possiamo parlare di festival senza nominare il Coachella, il grande parco giochi del mondo con una line up mainstream che ti permette di vedere e sentire artisti ad altissimi livelli sfruttando una location fuori dal comune. Il Primavera assolutamente di cui abbiamo parlato prima e per concludere voliamo in Sicilia all’Ypsigrock, a Castelbuono, borgo medievale dove da sempre viene prediletta una line up internazionale con qualche eccezione di artisti italiani di nicchia. Tra l’altro qui vige la legge per cui se ci suoni una volta poi non ci puoi più suonare quindi eviti anche di correre il rischio di sentire sempre le stesse cose.  


Parliamo di radio. Sempre più volti noti entrano a far parte di questo mondo e a volte è la stessa radio a prestare i suoi speaker alla tv o ai social network. Cosa pensi di questa evoluzione?

Non vedo questa evoluzione come una cosa positiva, te lo dico chiaramente anzi sono un po’ demoralizzata e arrabbiata. Chi ha studiato per fare questo mestiere, chi ha la voce ed è bravo non deve essere sostituito da chi ha potere sui social. Non è detto che chi abbia una grande capacità di creare contenuti sui social network poi sappia anche articolare un discorso coerente o divertente in un mezzo che non sia il proprio cellulare o la propria stanza da letto. Non è colpa loro, sia chiaro, anzi fanno bene ad accettare se la radio li chiama ma è più questa a dover mettere in conto che se ti aspetti che l’influencer di turno ti traini un programma senza avere le basi per farlo magari si, può funzionare nell’immediato ma a volte poi sul lungo periodo può rivelarsi un fuoco di paglia. Ovviamente c’è poi il fenomeno che si integra e funziona alla grande ma non sempre è così e questo è da tenere ben in testa. 


Voglio chiudere allacciandomi sempre al periodo che stiamo vivendo ma guardando avanti. Si sa che lo stare a casa comporta quasi sempre l’avere tanto tempo per pensare, stai progettando qualcosa per il futuro?

In realtà io al futuro ci penso ogni giorno, coronavirus o no, è il mio cervello che ha questa deformazione professionale, creo  progetti continuamente. Da una parte ringrazio di avere due lavori perché non potendo fare radio almeno mi muovo dall’altra parte con i brand che, potendo spingere solo sull’online, al momento stanno andando fortissimo. Sto lavorando il triplo, lo ammetto, vorrei avere più tempo. Vedremo cosa riserverà il futuro tanto abbiamo capito che il dopo non sarà più come lo conoscevamo.


Siamo in quarantena da quasi due mesi: chiusi in casa spesso radio e musica fanno da terapia, ci fanno sentire un po’ meno soli. Se ti chiedessi di farci una playlist con dieci canzoni da ascoltare?

Ovviamente. Ve la lascio a questo link: buon ascolto!

 

Foto di Ottavio Fantin