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By Luca Forlani
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Più che un bilancio positivo, un vero e proprio successo. La seconda edizione del Follonica Summer Festival aumenta in modo cospicuo i numeri (già molto positivi) dell’edizione precedente. Trentaquattro mila presenze registrate negli undici giorni in cui sono andati in scena gli spettacoli in programma, rispetto alle 20mila della prima edizione. Soddisfazione anche dalla città di Follonica che tanti benefici ha tratto da questo trionfo: “Si sono chiuse due settimane di emozioni, di grandi concerti, di grande spettacolo. La nostra città ha accolto artisti di fama nazionale e internazionale, ma soprattutto migliaia di persone di tutte le età, provenienti da ogni parte d’Italia, che all’Arena hanno dato vita a momenti indimenticabili”, spiega il sindaco Andrea Benini. Sold out per i concerti di Coez, Gianna Nannini e Caparezza. Tutti gli spettacoli che si sono tenuti dal 10 al 22 agosto hanno avuto grande successo. Il sindaco, in una nota, sottolinea che “i numeri di questa seconda edizione sono estremamente positivi e delineano che le scelte compiute sono state giuste, grazie anche alla collaborazione e alla sintonia che si è creata con Paolo Ruffini, Valerio Gronchi e con un gruppo di giovani professionisti straordinari; il resto del successo di questa manifestazione è da attribuire a Follonica, alla sua voglia di scommettere non sulla paura, ma sulla felicità e sulla bellezza”. Non nasconde gioia e orgoglio Paolo Ruffini, direttore artistico della manifestazione; nato come attore comico, negli anni ha saputo spaziare tra cinema, teatro e televisione e mostrare tutta la sua poliedricità. Lo incontro subito dopo la conclusione del Follonica Summer Festival.

Non posso esimermi dal chiederle un bilancio di questa seconda edizione del Follonica Summer Festival.

Vedere il Parco Centrale affollato da migliaia di persone e dai loro sorrisi ci ripaga dello straordinario sforzo organizzativo coordinato da Valerino Gronchi e dell’impegno che tutte le persone coinvolte hanno dimostrato, anche in condizioni climatiche avverse. In questa seconda edizione il Follonica Summer Festival si è consolidato e l’hashtag che avevamo scelto prima di iniziare, #Sempremeglio, si è rivelato davvero azzeccato. La musica, il divertimento e l’arte appartengono a tutti e con questa manifestazione abbiamo cercato di restituirli al pubblico: per undici giorni a Follonica è stato più facile essere felici.

Com’è nata questa manifestazione?

Mi piaceva l’idea di scardinare noiose convenzioni e organizzare una manifestazione poliedrica, sfaccettata e popolare. Ho trovato un sindaco lungimirante, giovane e, oserei dire, avanguardista. Così abbiamo creato una sinergia con la mia agenzia di eventi Non c’è problema. Quello che più mi sorprende e gratifica è che in soli due anni siamo riusciti a creare un appuntamento tradizionale: tante persone mi chiedono già della prossima edizione.

 

Qual è la “ricetta vincente” che ha portato il Follonica Summer Festival a questo folgorante successo?

La contaminazione di generi, senza dubbio. Nella dispersione io prospero! E forse non sono l’unico. Non amo le classificazioni: alto e basso, serie A e serie B; anche in politica le fazioni si sono assottigliate: la destra e la sinistra cantate da Gaber non esistono più. Mi piace l’idea di una manifestazione che possa offrire una sera Cavalleria Rusticana e quella seguente il concerto del vincitore di Amici.

 

Com’è la situazione attuale dello spettacolo dal vivo nel nostro paese?

Credo che una certa fastidiosa spocchia culturale abbia fatto danni immensi. Viviamo in un paese straordinariamente indietro culturalmente; la causa, secondo me, è di qualche pensatore poco lungimirante che ha voluto privare alcune classi sociali della possibilità di accedere alla cultura teatrale. Sicuramente c’è anche un metodo sbagliato di insegnamento della letteratura a scuola. L’ho notato durante la tournée di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare: molti ragazzi avevano un brutto ricordo legato alla noia vissuta tra i banchi di scuola. A teatro, invece, si sono lasciati sorprendere dalla semplicità del racconto e dalla modernità del messaggio. Direi che è ora di superare il binomio cultura e pellicce (o gioielli). Un paese che vuole essere moderno e civile deve dare a tutti gli strumenti per accedere alla cultura.

Il 21 agosto è stato protagonista sul palcoscenico del Follonica Summer Festival con Sono solo, con te

Lo spettacolo è un omaggio al genio artistico di Giorgio Gaber. Un artista contemporaneo, urgente, politico ma non partitico. Tutto quello che ha raccontato è ancora profondamente attuale, ha saputo attraversare generi e arti. Sul palco non ero da solo: mi ha accompagnato al pianoforte Claudia Campolongo, una bravissima musicista e attrice, perfetta interprete dei suoi brani più celebri. Io ho cercato di rielaborare i miei monologhi in quella che era la sua poetica e che cerco, con questo spettacolo, umilmente di omaggiare. Raccontare un artista così eclettico e moderno mi permette di dipingere la nostra realtà contemporanea con uno sguardo disincantato, buffo e pungente. Quello sguardo con cui Giorgio Gaber ha raccontato quarant’anni della nostra storia. Gaber non ha mai permesso a nessuno di dirgli chi era. Non mi vergogno a dire che facendo uno spettacolo su Gaber non sono riuscito a vedere tutte le cose che ha scritto, pensato o detto in oltre quarant’anni di carriera. Adoro questo concetto del “non mi avrete mai come volete voi!”.

 

Andando #Sempremeglio, quali sono i suoi obiettivi per la prossima edizione del Follonica Summer Festival?

Vorrei avere in cartellone qualcosa che abbia a che fare con il circo. Mi piacerebbe creare un grande varietà ad hoc. Il circo, in realtà, è un grande varietà. Questo è un festival spettinato. E vorrei continuare nel solco tracciato in questi due anni.

Da Follonica al Festival del Cinema di Venezia con il suo documentario tratto dallo spettacolo teatrale Up & Down

Quello di Venezia un festival prestigioso e importante. Andare lì e prendere un premio, per me, è davvero curioso. Sono felice di ritirare un premio legato a uno spettacolo che ho amato tanto. Ricordo ancora quando, qualche anno fa, vidi uno spettacolo con ragazzi disabili diretto dal mio amico Lamberto Giannini. Questi ragazzi mi hanno insegnato a trasformare i limiti in occasione. Siamo in una società che vuole vederci tutti uguali, in realtà siamo meravigliosamente diversi ed è quello che ci accomuna davvero. Lavorare con persone down ti fa capire la bellezza di dire “sì, io non sono normale”. Il documentario racconta la genesi e il dietro le quinte dello spettacolo. E il messaggio più importante che spero di trasmettere è “quanto è bello essere diversi”.