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By Lorenzo Sabatini
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L’eredità visiva del periodo che sta a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta è la chiave per comprendere il mondo di Paolo Orlandi.

Senza alcuna nostalgia: l’illustratore e fumettista ha una mano assai riconoscibile ed ha fatto di questa “legacy” di chi è cresciuto guardando in tv dive musicali, streghe, freaks etc. il suo marchio di fabbrica, dando ai suoi lavori un tocco squisitamente “digital-pop”.

In questo periodo Paolo sta riproducendo le sue illustrazioni rendendole un unicum con il gesto pittorico su tela. La passione per il disegno nasce da una privazione: da bambino aveva iniziato a giocare con celebri bambole, che poi, per l’appunto, gli vengono sottratte. Da questo episodio sente il bisogno di disegnare ciò con cui amava giocare: da allora non ha mai smesso. Dopo il diploma in pittura presso l’Accademia di Brera, nella sua decennale carriera Paolo ha già collaborato con grandi nomi dell’editoria e del tv entertainment.

A rendere particolarmente emozionante il suo lavoro è la presenza del suo carattere, dei suoi desideri, e perché no, anche l’immedesimazione nei soggetti scelti da ritrarre.

Paolo Orlandi è anche un fumettista. La sua principale creazione si chiama “Tash the BTX Girl” e parla di una modella di nome Tash appunto, a cui un personaggio a cavallo tra lo scienziato pazzo ed il chirurgo estetico ha iniettato una sostanza in grado di farle modificare il corpo a suo piacimento. Gender-bender e sexy sci-fi sono solo gli appellativi più immediati da fornire a questa sorprendente storia.

Che periodo sta vivendo il fumetto italiano?

Un periodo molto fertile: sono nate case editrici destinate ad ingrandirsi, e chi ha idee valide può davvero emergere. Sono particolarmente affascinato dalle fumettiste donne, le ragazze “lo fanno meglio”.

Come è nata la storia di Tash, la protagonista del tuo fumetto?

Nel 2006 mi contattò un free press milanese, Maniamagazine, chiedendomi di pubblicare un comics a puntate. Tash era il personaggio che scarabocchiavo in quel periodo, ragionando sul concetto di modello di corpo imposto dalla società…. “non ha peli, non ha odori, non c*** neanche” come cantavano gli Üstmamò.

Un personaggio che vuoi illustrare e, se c’è, uno che non illustreresti mai?

Nella mia carriera ho disegnato di tutto perché non è importante cosa disegni ma come lo disegni. Se mi chiedi di esprimere un desiderio la risposta è immediata: illustrare le copertine di WonderWoman per la DC (girl power).

Ti ritrovi nell’associazione di idee “artista sensibile”?

“Artista sensibile” si, ma preferisco “Disegnatore attento“, la storia ci insegna che gli artisti sensibili – ahimè – non fanno una bella fine.

Gli zombie sono il tuo ultimo “trip”: dove ci condurrai con la fantasia prossimamente? Qualche anticipazione?

Sono in pieno “The Waching Dead Project”, ma con la primavera ho intenzione di concentrarmi e finalmente finire il reboot di Tash, una graphic novel dove racconto finalmente le origini della mia BTX Girl.